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	<title>Notte Italiana</title>
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		<title>Claudio &#8220;Mozart&#8221; Rispoli</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Mar 2017 16:41:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il racconto di Claudio sulla Baia e su quello che lui ha vissuto a metà anni Settanta, tra Rimini, Riccione e Gabicce, è poetico, romantico e musicale. Chiamato &#8220;Mozart&#8221; non a caso, è stato un ragazzino vispo che fin da minorenne andava in giro di notte: perché lui la musica non voleva solo impararla al &#8230; <a href="https://www.notteitaliana.eu/persone/claudio-moz-art-rispoli/">Continued</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il racconto di Claudio sulla Baia e su quello che lui ha vissuto a metà anni Settanta, tra Rimini, Riccione e Gabicce, è poetico, romantico e musicale. Chiamato &#8220;Mozart&#8221; non a caso, è stato un ragazzino vispo che fin da minorenne andava in giro di notte: perché lui la musica non voleva solo impararla al conservatorio ma voleva &#8220;usarla&#8221; per far emozionare e vivere situazioni diverse. E queste situazioni le ha trovate al Paradiso di Rimini, al New Jimmy e via via in quei posti che con lui hanno segnato un pezzetto di storia della notte italiana. Una lunga intervista per confermare che l&#8217;Italia, anche quella notturna, non ha nulla da invidiare a nessuno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quando e come ti sei avvicinato alla musica?</strong><br />
L’avvicinamento alla musica è sostanzialmente una responsabilità della mia famiglia. I miei genitori si erano accorti, fin da quand’ero piccolo, che avevo particolari propensioni verso la musica. Così a cavallo tra le elementari e le medie inizio il conservatorio; studi fatti con non poca fatica perché studiare non era una cosa che faceva per me. Ero molto vispo come ragazzino.<br />
Tra l’altro avevo come maestro un personaggio abbastanza tosto che mi spronava alla musica: il direttore d&#8217;orchestra Marcello Abbado, fratello del più noto Claudio, che riconobbe in me una particolare dote per la musica in generale, oltre che per suonare il piano. Mi chiamavano &#8220;Mozart&#8221; per questo, perché ero proprio piccolo di statura e perché suonavo sempre il piano, come il compositore. Da quelle lezioni in poi ho visto e toccato determinate situazioni dove la musica non era solo qualcosa che potevi imparare a scuola ma era ed è un fattore di vita.</p>
<p>Oggi guardo il Maestro ancora con più rispetto, perché effettivamente che ha avuto un fiuto particolare. </p>
<p><strong>Con chi hai toccato queste situazioni e come ti sei avvicinato alle discoteche?</strong><br />
Sono sempre stato un po’ una mascotte, nel senso che avevo amici d’ovunque e con tutti, se mi capita di rivederli oggi, c’è sempre qualcosa di molto caldo che ci lega, anche dopo tanti anni.<br />
In nel momento di “rivoluzione” adolescenziale ci son state un paio di storie e di situazioni che mi hanno fatto godere di quello che è l’ascolto in determinati ambienti della musica.</p>
<p>Credo che noi abbiamo passato un periodo fantastico, eravamo dei pirati fuoricasa! Anzi direi che una buona fetta di gente che viveva la notte poi di giorno si nascondeva&#8230; il concetto era: &#8220;che cosa fai da grande?&#8221;, capisci?</p>
<p><strong>E tu cosa volevi fare?</strong><br />
Io non ho avuto grande possibilità di scelta perché il mio approccio con la musica era qualcosa di veramente viscerale. Qualcosa in grado di far scattare dentro di me la potenza di un trattore e sarà sempre così. È una cosa che uno ha dentro quindi non può tradirti mai. È come uno spirito.</p>
<p><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2017/03/claudio-rispoli-giovane.jpg"><img class="aligncenter wp-image-1550 size-medium" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2017/03/claudio-rispoli-giovane-470x378.jpg" alt="claudio rispoli giovane" width="470" height="378" /></a><br />
&nbsp;<br />
<strong>C’è qualcosa di mistico.</strong><br />
Non ne parlo da una consapevolezza sbruffona. Ma quando, dopo 35 anni di esperienza sulle macchine, uno realizza che quella cosa lo meraviglia ancora, be&#8217; allora è una delle tue certezze. Il missaggio è un intreccio di cose che avvengono solo in quel momento e a livello musicale e mi stupisce sempre, ancora oggi.</p>
<p><strong>Quali sono state le tue prime esperienze nei club?</strong><br />
Avevo 15/16 anni e proprietari permettendo, perché c&#8217;erano pochi locali che mi facevano entrare, andavo al Paradiso di Rimini dove già veniva suonata tutta la Motown e soprattutto al New Jimmy.</p>
<p><strong>Com&#8217;era questo locale?</strong><br />
Fondamentalmente era un buco, però fatto da un architetto di quelli rampanti. Un personaggio veramente particolare, non ricordo il nome anche perché il rapporto è stato davvero occasionale e saltuario, però ricordo che era sempre molto elegante e che girava con una macchina scoperchiata di quelle assurde.<br />
Il vero flash avvenne quindi qui al New Jimmy con la persona che suonava i dischi, perché metteva veramente cose fuori dal comune e bellissime: era una ragazza francese molto molto bella che aiutava a sentirti a tuo agio.</p>
<p>Considera che io ero minorenne e mi trovavo in un mondo diverso da tutti quelli che un ragazzino poteva immaginare. Ero in un posto particolarmente chic, ma non perché è chic di suo, perché la gente che lo frequentava assaporava un modo di essere che veniva rappresentato dalle cose belle. Le persone davano una certa impronta allo stile e alla bellezza e quindi anche la bella musica. Bellezza che diventava un gesto, come i Jestofunk: il nome deriva dal gesto, che è una cosa personale.</p>
<blockquote><p>Credo che noi abbiamo passato un periodo fantastico, eravamo dei pirati fuoricasa! Anzi direi che una buona fetta di gente che viveva la notte poi di giorno si nascondeva&#8230; il concetto era che cosa fai da grande, capisci?</p></blockquote>
<p>Questo si collega all’immagine, che però ai miei occhi è un po’ grezza, di &#8220;Saturday Night Fever&#8221; che ovviamente affascina&#8230;. Ma per chi come me ha fatto la Baia degli angeli era come sfatare un mito: quello che si faceva vedere era solo il lato commerciale, quando invece si stava lasciando, e si stava trasmettendo, un’emozione ovvero la musica. Trasformare un&#8217;emozione in qualcosa di commerciale rischia di fare anche dei danni. Per esempio Rovazzi per me è dannoso, ma ci stiamo imbarcando in un altro discorso.<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
<strong>E come ti sei avvicinato alla Baia degli angeli</strong><br />
Per parlarci chiaro, sia il New Jimmy che la Baia avevano dei punti in comune. La cassiera della Baia, era la sorella del padrone del New Jimmy, questo per farti capire il legame che c&#8217;era tra i due locali.</p>
<p>Io poi praticamente per un anno ho lavorato al New Jimmy e poi, appena avevo finivo, andavo a dormire alla Baia. Arrivai alla Baia nel &#8217;75/&#8217;76, quell’anno li mi arrivò la voce di gente che stava facendo una roba da matti a Gabicce.<br />
Per iniziare a parlare della Baia bisogna dire che Giancarlo Tirotti (il proprietario di Roma, ndr) si era fatto un viaggio intorno al mondo portando a casa emozioni e cose che chiaramente noi non potevamo neanche immaginare. Il suo concetto, che po ha espresso nell’evoluzione della Baia, non era quello di un locale in senso commerciale ma di unire un gruppo di picchiatelli amici che portassero a termine questo suo concetto, senza grossi tipi di mansioni ma più che altro seguendo le proprie attitudini.</p>
<div id="attachment_1552" style="width: 307px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2017/03/mozart-relax-alla-baia.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2017/03/mozart-relax-alla-baia-297x470.jpg" alt="Mozart in relax alla Baia © www.afrozone.it " width="297" height="470" class="size-medium wp-image-1552" /></a><p class="wp-caption-text">Mozart in relax alla Baia © www.afrozone.it</p></div>
<p>Stessa cosa valeva anche per il personale: non veniva assunto un cameriere in base al curriculum, ma solo se semplicemente era uno come noi. Eravamo noi che facevamo il locale.</p>
<p>Oggi viene venerata questa cosa della Baia perché quello che si creò è qualcosa che in quell&#8217;istante era concreto. Le storie che sentivamo del &#8217;68 erano tutte chiacchiere e noi invece abbiamo veramente fatto qualcosa, che in quel momento nel mondo, era qualcosa prodotto da noi i cui riferimento però erano prettamente americani.</p>
<p>Io e Giancarlo Tirotti, Paolo Mattei, uno dei soci e tutti gli altri ci siamo amati subito. Considera che io ero anche minorenne ma vivevo dove mi pareva e nessuno mi chiedeva niente, io vivevo me stesso in maniera completamente indipendente. Io alla Baia non avevo una mansione. Poi sono diventato molto molto amico di Bob (uno dei due dj, ndr) che era una persona dai modi e di un’eleganza incredibile, mentre Tom (l&#8217;altro dj, ndr) era un po’ più sopra le righe e vizioso, ma la cosa fenomenale era che tutti e due avevano una marea di dischi.<br />
&nbsp;<br />
<strong>Tu dove ti rifornivi?</strong><br />
C’era DiscoPiù allora di Mario Boncaldo che, per l&#8217;epoca, era avanti e trattava solo vinili di quel tipo di musica, niente di nazionalpopolare. Poi la tua fama e la tua bravura faceva in modo che qualche favoritismo si riceveva così Mario ti teneva da parte qualche copia di alcuni dischi incredibili e stampati in poche copie.</p>
<p><strong>Cosa ti ricordi della baia oltre la musica?</strong><br />
Io mi ricordo la Baia chiusa d’inverno di notte, con noi che siamo lì con la musica in sottofondo. Una sorta di comunità di gente che condivide la stessa passione e non ne può fare a meno. Insieme al fatto dell’essere un po’ particolari, non come ricerca, ma come dato di fatto. Una sorta di Saudade nel senso brasiliano della cosa.</p>
<p><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2017/03/baia-degli-angeli-e1489069498848.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2017/03/baia-degli-angeli-e1489069498848.jpg" alt="baia degli angeli" width="703" height="536" class="aligncenter size-full wp-image-1551" /></a><br />
&nbsp;<br />
<strong>Come mai finisce quest&#8217;avventura?</strong><br />
Poi la cosa divenne politica. C’era una chiara intenzione di bastonare e i motivi non contavano. Io posso capire che quando ti arrivano 3 mila persone, in un paesino come Gabicce, il bagnino s’incazza perché magari di mattina trova le porcate sulla spiaggia, e può succedere. Però l’immagine non era brutta, e in un altro momento, con un altra mentalità sicuramente avremmo sfruttato a pieno di questa storia della Baia.<br />
Voglio dire: oggi scrivono i libri sulla Baia, ci fate le Biennali&#8230; però fondamentalmente se vai da qualcuno che vive ancora lì, come ai vecchi tempi, si vanta della Baia ma altri, molti, vorrebbero stenderci un velo pietoso.</p>
<p>Quando dico che la questione fu proprio politica è perché io personalmente telefonai ad Adelaide Aietta, braccio destro di Pannella. I Radicali erano disponibili ad aprire un interpellanza parlamentare, perché io dissi: pomeriggio, sole, prato vista mare, gente con i fiori in bocca, sedere sull’erba, un immagine bellissima da vedere… però arriva la celere con tanto di ufficiale con fascia tricolore e gli dà la carica e arrivederci e grazie. Questo è successo. Come quella volta che, con una scusa, arrestarono una persona normalissima che non rappresentava nessun pericolo e lo portarono in giro per il paese per far vedere che avevano arrestato qualcuno.</p>
<blockquote><p>Il suo concetto, che po ha espresso nell’evoluzione della Baia, non era quello di un locale in senso commerciale, ma di unire un gruppo di picchiatelli amici che portassero a termine questo suo concetto, senza grossi tipi di mansioni ma più che altro seguendo le proprie attitudini.</p></blockquote>
<p>Poi l’interpellanza parlamentare non si fece perché c’erano in galera due persone: tale Diego Leoni della nuova proprietà Baia degli angeli che non c’entrava niente con Tirotti, sia ben chiaro, e lo stesso Giancarlo Tirotti. L’avvocato in questione, allora era tale Zancan, che era anche avvocato della Juventus, consigliò che era meglio lasciar perdere e non fare niente perché in tutti i casi avremmo appesantito il carcere.</p>
<p><strong>E quando riaprì?</strong><br />
Va via Tirotti nel 1978 e la baia era chiusa. Un giorno vengo a sapere che riapre e mi sorprendo. Così telefono: mi risponde una persona e mi disse che i proprietari non c&#8217;erano e che potevo lasciare un messaggio. Io risposi dicendo avevo lavorato lì e volevo sapere se le nuove persone sapevano cos&#8217;era quel posto. Era una telefonata che andava oltre il rapporto lavorativo, era una telefonata che cercava un rapporto umano come quello di sempre. Da subito invece capii che il rapporto era completamente un altro, un rapporto freddissimo. </p>
<p>Dopo qualche settimana mi telefonano, io intanto gli avevo spedito un paio di registrazioni, dicendomi che avevano bisogno di parlarmi. Mi dissero che si erano informati su di me ed effettivamente la mia presenza era abbastanza indispensabile. Mi comunicarono anche che avevano già fatto contratto con Daniele Baldelli che io lo ricordavo per il Tabù, e che non avevo nessunissimo problema a suonare con lui.</p>
<div id="attachment_1557" style="width: 327px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2017/03/mozart-seduto.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2017/03/mozart-seduto-317x470.jpg" alt="Mozart e amici su una 2 Cavalli" width="317" height="470" class="size-medium wp-image-1557" /></a><p class="wp-caption-text">Mozart e amici su una 2 Cavalli</p></div>
<p>Quello che era importante per me era che io da solo, e ne avevo la certezza, dentro la cabina, ero in grado di portare avanti il discorso da dove l’avevamo lasciato.<br />
Ma era chiaro fino ad un certo punto, perché considera che eravamo stati comprati. Quindi erano arrivati gli imprenditori, quelli che avevano sentito le storie sulla magia della Baia, che sicuramente avevano una passione per quello che facevano, però avevano un altra cultura. Venivano dal Nephenta di Torino, che aveva qualcosa in comune con la Baia ma non era nato con lo spirito. Io sapevo di fare una lotta controcorrente e tra l’altro sotto falsa identità, nel senso che il mio fine non era quello di trovar lavoro veramente, tant&#8217;è che dopo un paio di serate la cosa era diventata tangibile.</p>
<p>Il sig. Massimo Bersano di Torino comunque che era una persona splendida, tanto che eravamo diventati amici e per un paio di mesi fui ospite a casa sua e poi suonai anche al Big Nephenta di Torino quando la Baia chiuse definitivamente.</p>
<p><strong>E dopo la Baia?</strong><br />
Una sera un tizio con una macchina fuori di testa e dall’eleganza mostruosa mi chiese: &#8220;tu sei mozart?” e io risposi &#8220;sì&#8221;, mi disse che aveva un locale molto particolare frequentatissimo da attori e persone pazzesche: era il Jackye O di Roma. E io cosa faccio? Vado a lavorare lì.</p>
<p><strong>Tutto un altro mondo rispetto alla Riviera.</strong><br />
Guarda mi son ritrovato Helmut Berger che mi chiedeva &#8220;Star Wars&#8221; e io che ormai mi incazzavo. Però era una gavetta che io volevo fare. Infatti non è che io stessi benissimo lì: non conoscevo nessuno, ero veramente solo.</p>
<p><strong>Eri proprio un operaio della consolle.</strong><br />
No, no perché nessuno mi poteva far fare quello che voleva. Era il mio estro mollato lì, io me ne sbattevo di qualsiasi cosa, son sempre stato così.</p>
<div class="entry-content-asset"><iframe width="940" height="705" src="https://www.youtube.com/embed/ED-NCgx-Qkc?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
<strong>Non c&#8217;era il calore che ti portavi dietro dalla Baia.</strong><br />
No, assolutamente. Infatti subivo questa mancanza. E poi alla terza serata, quando doveva esserci la festa della Formula 1, con tutti i corridori, io stavo malissimo. Chiamai il medico che diagnosticò una gran gastrite e quando mi chiamarono dal locale per venirmi a prendere io dissi che stavo malissimo ma loro mi risposero che stasera non era possibile assentarsi. Arrivò a prendermi un Mercedes, io arrivai in consolle e svenni. Mi svegliai che mi avevano operato, ed ero salvo per miracolo perché avevo una peritonite acuta. Quindi inizia la mia esperienza al Fatebenefratelli.</p>
<p>Sono stato lì una ventina di giorni poi ho firmato per andare a casa. Lì la notte dell’operazione mi agito, mi si rompono tutti i punti interni, perdo un sacco di sangue e mi devono integrare con 2 sacchi. Indovina che sangue era? Era il sangue del caso Dulio Poggiolini: sacche di sangue infetto da Epatite C, malattia che scopro solo 10 anni dopo.<br />
Mi sono sempre rifiutato di fare l’interferone e non nego l’incoscienza che i giovani come me avevano. Io non ho curato niente: me ne sono anche un po’ fregato, nel tempo però, dal momento della conoscenza di questa malattia, ho gradualmente smesso di toccare alcol. E questo mi ha dato qualche anno di lotta in più.</p>
<p><strong>E dopo il Jakie O? Dalla tua biografia vedo il Goody Goody di Faenza che sento nominare spesso.</strong><br />
Suonai in posti molto molto particolari tipo il Goody Goody di Faenza, che era furore puro, follia, per quello lo senti nominare spesso. Era uno scantinato messo bene di un palazzo antico quindi con tanto di colonne e soffitti un po’ gotici, ed era piccolissimo: per entrare dovevi provare a spostare una massa di gente, perché era sempre imballato. Questa è stata un’esperienza che neanche nei posti più neri d’America potevi trovare o potevi vivere.</p>
<div id="attachment_1556" style="width: 328px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2017/03/mozart-rubens.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2017/03/mozart-rubens-318x470.jpg" alt="Dj Mozart &amp; Ruben" width="318" height="470" class="size-medium wp-image-1556" /></a><p class="wp-caption-text">Dj Mozart &#038; Ruben</p></div>
<p><strong>QUINDI MI CONFERMI LA STORIA DELLA NOTTEITALIANA, NON HA NULLA DA INVIDIARE A QUELLA DI NESSUN ALTRO PAESE.</strong><br />
No, direi di no. L’unica cosa che storicamente devo sottolineare è che gli americani hanno castrato tutto. Nel senso che loro non hanno più niente di talmente libero e la musica, stesso Philly sound è irripetibile. E non puoi non ascoltare, anche oggi, senza sorpresa e senza emozioni quei suoni, perché se non sai o non hai mai sentito qualcosa del genere, non sai che cazzo è la musica.</p>
<p><strong>E TU OVVIAMENTE IN TUTTO CIò CI SGUAZZAVI?</strong><br />
Al Vinavil e che poi divenne Thriller di Imola, siamo nel primo quinquennio degli anni 80, ero arrivato a suonare addirittura Steve Reich concerto per 18 musicisti. La forza era il modo in cui riuscivo a mettere i pezzi e incastrarli. Non era solo il concetto del metterli a tempo, ma proprio il concetto del suonare.</p>
<p><strong>ALTRE ESPERIENZE?</strong><br />
Poi c’è stato il Much More di Roncofreddo sopra Cesena, posto bello, molto grande, locale fondamentalmente di liscio nel senso che non era una catapecchia ma proprio una struttura in cemento armato fatta bene, quasi un bel capannone. Era fuori Cesena sui colli e dovevi proprio aver voglia di arrivarci.	</p>
<p><strong>PARLANDO DI GENERI MUSICALI, MA TU TI RICONOSCE NELLA DEFINIZIONE DI DJ AFRO?</strong><br />
No, perché afro è diventata una cosa quasi dispregiativa secondo me. Certe cose punk, anche di gente che non suona esageratamente bene, magari mi danno un&#8217;emozione e per me è sullo stesso piano di Fela Kuti. Puoi dirmi semmai che sono un dj black, però ci sono cose di bianchi che suono e che suonano da paura! Ma considera sempre che poi non esiste il colore su certe cose.</p>
<p><strong>ECCO QUI VENIAMO Arriviamo ai JESTOFUNK che però sono un prodotto più house.</strong><br />
Intanto sono un gruppo di tre persone, che ha un’anima ben diversa dall&#8217;house.<br />
L’house è il minimalismo, una batteria elettronica, nella maggior parte dei casi con un suono prestabilito. Coi Jestofunk non parliam più di house parliamo di qualcosa che tengo ancora tra i miei trofei trofei. Poi ho fatto altri pezzi con Ricky Montanari ed erano tutte produzioni che potevano andare bene all’Ethos posti dove l’house era un culto per qualcosa di veramente underground. </p>
<div class="entry-content-asset"><iframe width="940" height="705" src="https://www.youtube.com/embed/tc_oiChfogc?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
L’house per me è quando tu mi fai sentire un cliché prestabilito per un ora e mezza due e io mi spacco le palle. Per fare house come si deve io credo che ci voglia una ricerca mostruosa, e te lo dico perché, come succedeva a gente che lavorava col mio genere, poi scoprivi che anche nel genere house i dj compravano delle cose bellissime che però molte volte non suonavano. Molte volte però, la tua idea era stata giusta, e quel timore nel suonare quel disco a volte ha impedito una soddisfazione. Nel senso che magari uno non osa, però se ha comprato un disco evidentemente c’ha sentito qualcosa, gli piace!<br />
Purtroppo il nostro lavoro a volte fa sì che quando arrivi in un posto dove c’hai la pressione di chi bada solo alla gente e al cassetto.</p>
<p><strong>OGGI DOVE PRENDI I DISCHI</strong><br />
Io i dischi me li vado a prendere tra tutti quelli che ho e poi li carico sul computer e cerco di dargli tutta un altra dinamica e stesura. Non aggiungo niente, ma prendo le parti di un brano e gli faccio fare tutto quello che si può per andare dietro a un’animale che istintivamente mi da l’emozione di quel pezzo.</p>
<p>Quello che sento quando sto mixando, e sto facendo una cosa che ritmicamente e musicalmente è indiscutibile, è un’emozione. In quel momento c’è veramente un qualcosa che io avverto: potrebbe essere un serpente, che forse è lo stesso che c’è nel simbolo della medicina, che rappresenta l’energia vitale. Quel momento è una cosa tribale e sicuramente avviene qualcosa che va al di là del sistema che la tua mente può concepire. Come il fatto che magari in futuro scopriremo che il nostro umore può rappresentare una facilità al tumore.</p>
<div id="attachment_1554" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2017/03/mozart-by-pandullo-e1489083056949.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2017/03/mozart-by-pandullo-e1489083056949.jpg" alt="Mozart all&#039;opera durante un  mixaggio © Gianluca Pandullo" width="520" height="436" class="size-full wp-image-1554" /></a><p class="wp-caption-text">Mozart all&#8217;opera durante un  mixaggio © Gianluca Pandullo</p></div>
<p>Infatti la cosa eccezionalmente terribile è che la musica non può mancare. Nella nostra mentalità c’è sempre stato il fatto che la musica ad un certo punto, quando una persona cresce, non è più così importante. Invece è il tramite per elevarsi ed è il tramite tra te e il tutto, il tutto inteso come il divino. Ma non parlo di Dio, parlo dell’energia che ti circonda. E non puoi pensare che questo cazzo di mondo sia l’unica realtà.</p>
<p>Quest’energia di cui godiamo non è una cosa che finisce e va in putrefazione insieme a un corpo. Io credo che cambi solo la forma: c’è una parte di noi che è gassosa, non parlo di anima che vola, parlo di gas che per dinamica delle cose va verso l’alto. </p>
<p>C’è uno studio fatto da un russo che per tutta la vita ha preso la macchina fotografica, provando a modificarla all’infinito, e alla fine è riuscito a immortalare l&#8217;anima di un defunto che che esce. L’hanno detto anche al TG ma son quelle notizie che trovano il tempo che trovano e potrebbero far male alla gente. Noi siamo già impegnati a vivere bene, ed è un arte anche quella.</p>
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		<title>Fred Ventura</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2016 07:09:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Persone]]></category>

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		<description><![CDATA[Fred pure essendo anche dj, oltre che producer e musicsta, non è un grande fan delle discoteche. Ma la sua esperienza è fondamentale per comprendere il genere musicale ormai cult che si chiama Italo-disco. In questa breve intervista, che approfondiremo live al Festival di archeologia musicale &#8211; Reverso parlando di luoghi e persone di Milano &#8230; <a href="https://www.notteitaliana.eu/persone/fred-ventura/">Continued</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Fred pure essendo anche dj, oltre che producer e musicsta, non è un grande fan delle discoteche. Ma la sua esperienza è fondamentale per comprendere il genere musicale ormai cult che si chiama Italo-disco. In questa breve intervista, che approfondiremo live al <a href="http://zero.eu/milano/eventi/33691-reverso-festival-darcheologia-musicale/" title="Reverso" target="_blank">Festival di archeologia musicale &#8211; Reverso</a> parlando di luoghi e persone di Milano e dell&#8217;Italia, tracciamo alcuni punti salienti sul fenomeno italiano, su come si è diffuso e scopriamo che Fred non si è mai stancato di supportare l&#8217;Italo anche se poi si è dedicato a generi come house e techno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come e quando ti sei avvicinato alla musica? In un&#8217;intervista per Dlso citi il magazine ciao 2001, che giornale era?</strong> </p>
<p><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/03/ciao2001.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/03/ciao2001-270x270.jpg" alt="ciao2001" width="270" height="270" class="alignright size-thumbnail wp-image-1536" /></a></p>
<p>Ho iniziato ad appassionarmi alla musica verso la metà degli anni 70, avevo 13 anni quando ho sentito per la prima volta un richiamo forte ed incontenibile. Gli input esterni di amici più grandi e la mia famiglia hanno contribuito alla crescita del mio interesse nell&#8217;ascoltare e fare musica. In quegli anni leggevo un settimanale, <em>Ciao 2001</em>, tendenzialmente una rivista pop-rock sempre pronta a dare spazio alle novità internazionali più interessanti ed innovative&#8230;. Il primo articolo sulla scena punk Inglese apparso sul finire del &#8217;76 mi chiarì definitivamente le idee su quello che avrei fatto da grande&#8230;</p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>Vivevi a Milano in quel periodo, com&#8217;era stare in città? Dove si andava a divertirsi e cosa si faceva?</strong><br />
Ero troppo giovane ed ho sempre vissuto fuori Milano, quindi non ho potuto vivere pienamente la vita notturna degli anni 70, ho iniziato a frequentare i club nel 1980, Plastic, Viridis e successivamente l&#8217;Odissea 2001 per i concerti.</p>
<p><strong>Com&#8217;è iniziata la tua carriera da musicista?</strong><br />
Tutto è iniziato per gioco, dopo aver militato in varie band underground (An Incoherent Psyche, State Of Art) ho sentito la forte necessità di mettermi in proprio, i synth e le drum machine hanno favorito la mia scelta, anche perché non essendo un vero e proprio musicista ho sempre avuto bisogno della tecnologia per rendere reali le mie idee.</p>
<p><strong>Com&#8217;è che ti sei trovato nel bel mezzo del fenomeno italo-disco? Anzi spiegaci bene cos&#8217;è, come nasce, dove nasce questo genere musicale e, se c&#8217;è, chi è l&#8217;inventore di questo genere?</strong><br />
Sul finire degli anni &#8217;70 la disco era l&#8217;ultimo dei miei interessi, ero ancora completamente coinvolto dall&#8217;esperienza punk e post punk, il fatto che certa new wave flirtasse apertamente con la disco mi fece riscoprire tutto un mondo che mi ero quasi del tutto perso. Devo ammettere che ero affascinato dal suono di Giorgio Moroder, soprattutto l&#8217;album &#8220;From Here To Eternity&#8221; e dal 12&#8243; &#8220;I Feel Love&#8221; di Donna Summer. In quegli anni le prime produzioni disco italiane spopolavano negli Stati Uniti, vedi Celso Valli (Azoto, Tantra) e Mauro Malavasi (Change, Macho) e vanno considerate sicuramente come antesignane di un trend che si espanse notevolmente dopo il 1980, grazie innanzitutto alla nascita di label indipendenti come Disco Magic, Disc8 e Full Time, dedite esclusivamente alle produzioni dance. </p>
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<strong>Ci racconti i tuoi diversi progetti?</strong><br />
Sono un po troppi i progetti realizzati in 33 anni per essere raccontati brevemente, diciamo che ho sempre cercato di portare avanti tutte le idee ed i sogni legati alla mia passione per la musica. </p>
<p><strong>Come si diffonde il genere Italo Disco in italia? Se non sbaglio ci sono dietro delle etichette e delle persone (produttori, dj, cantanti&#8230;) che hanno contribuito a questa diffusione. Ci citi quelli secondo te le persone più importanti.</strong></p>
<p><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/03/fred-ventura-gdansk-1988.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/03/fred-ventura-gdansk-1988-312x470.jpg" alt="fred ventura gdansk 1988" width="312" height="470" class="alignleft size-medium wp-image-1542" /></a>Il fenomeno emerge dal mondo dei piccoli distributori indipendenti, si sviluppa quasi casualmente come tante altre &#8220;rivoluzioni&#8221; sonore precedenti: un successo nei club ne trascina un altro, le radio recepiscono il messaggio e contribuiscono al cosiddetto boom della dance made in Italy. Le label fondamentali sono state sicuramente Disc8, Hole records, Disco Magic, Gong, Italia records ma anche tante altre piccole label che hanno sfornato hit minori che oggi vengono considerate cult. Tra i produttori, Turatti e Chieregato, Carrasco, Farina e Crivellente, Rago e Farina, Giombini, Martinelli, Oderso Rubini ma anche in questo caso ce ne sarebbero molti altri da citare, anche loro fondamentali per definire completamente il fenomeno</p>
<p><strong>Quali erano i locali dove si andava a ballare l&#8217;Italo disco?</strong><br />
Non sono mai stato un amante delle discoteche malgrado la mia passione per la cassa in quattro. Le ho frequentate poco e soprattutto per lavorarci. </p>
<p><strong>In tutto questo fermento dell&#8217;italo-disco c&#8217;erano dei progetti &#8220;fake&#8221; o costruiti a tavolino, dove il frontman era solo l&#8217;immagine mentre le menti erano persone sconosciute che stavano dietro le quinte, ci racconti alcuni di questi progetti?</strong><br />
La cosa più divertente ma nello stesso tempo più &#8220;patetica&#8221; era che la maggior parte degli &#8220;artisti&#8221; italo non esisteva, si trattava nella maggior parte dei casi di immagini scelte solo ed esclusivamente per creare un prodotto completo. Mi sono trovato molto spesso a condividere palcoscenici con improbabili personaggi, a abili ballerini dal look spesso trash che con il passare del tempo determinarono &#8220;l&#8217;estetica&#8221; italo disco.</p>
<p><strong>Possiamo definire l&#8217;italo disco un fenomeno commerciale? Anche l&#8217;estetica era super pop&#8230;</strong><br />
Il successo porta inevitabilmente ad una commercializzazione, la possibilità di entrare in classifica e fare soldi generò un interesse spropositato nel movimento, si cimentarono in molti nella produzione di dance music. Era l&#8217;inizio di una nuova era, quella del &#8220;producer record&#8221;, tendenza sempre più diffusa, che ha modificato definitivamente l&#8217;approccio della discografia nei confronti della musica dance.</p>
<blockquote><p>La cosa più divertente ma nello stesso tempo più &#8220;patetica&#8221; era che la maggior parte degli &#8220;artisti&#8221; italo non esisteva</p></blockquote>
<p><strong>Com&#8217;è stato percepito dal pubblico e come dalla critica musicale? E all&#8217;estero che dicevano? C&#8217;erano dei gruppi non italiani che facevano Italo-Disco?</strong><br />
Il pubblico amava ballare l&#8217;Italo, la stampa invece era feroce e completamente critica, gli stessi che un tempo criticavano oggi la rivalutano e la trattano come un momento importante della storia della musica italiana, il tempo cancella tutte le negatività e santifica qualsiasi cosa&#8230;. All&#8217;estero è sempre stato tutto molto diverso, ballata nei club, ascoltata in radio e vista come rispettabile musica da ballo. Molti artisti europei cavalcarono l&#8217;onda italiana, ma soprattutto artisti tedeschi che constatarono il potenziale commerciale delle nostre produzioni   </p>
<p><strong>Quanto dura il successo dell&#8217;Italo Disco, perché poi finisce e da cosa viene sostituito?</strong><br />
L&#8217;ingordigia e la poca serietà di alcune etichette e produttori hanno decretato la parola fine di un filone sonoro sfruttato oltre le sue potenzialità. Le prospettive sempre più commerciali di un fenomeno che era comunque partito dalle cantine innescò una serie di spavaldi &#8220;wannabe&#8221; che si buttarono nella mischia per esclusivi interessi commerciali. Verso il 1986 il mercato si è irrimediabilmente affollato ed il livello qualitativo si è abbassato repentinamente, tutti puntavano alle classifiche pop ed al miraggio del Festivalbar, si era persa l&#8217;appartenenza al mondo dei club e nel 1988 è crollato tutto grazie alla spallata inferta dall&#8217;house di Chicago. Fortunatamente dalle macerie sono spuntate fuori le prime produzioni italo house ed i successi di Black Box e molti altri. </p>
<div id="attachment_1540" style="width: 722px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/03/Fred-Savage-poland-89.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/03/Fred-Savage-poland-89.jpg" alt="Savage Poland &amp; Fred Ventura - 1989" width="712" height="495" class="size-full wp-image-1540" /></a><p class="wp-caption-text">Savage Poland &#038; Fred Ventura &#8211; 1989</p></div>
<p><strong>Tu a cosa decidi di dedicarti quando vedi che il trend inizia a cambiare?</strong><br />
Dal 1990 in avanti ho dedicato la maggior parte del mio tempo a promuovere il nuovo, prima con due label tendenzialmente techno house come la Evolution Records e la Free Zone. Dalla metà degli anni &#8217;90 con il progetto-label Milano 2000, 3 album con lo pseudonimo Vibrazioni Productions, 2 album di Patrizia Di Malta in collaborazione con Enrico Colombo con cui ho prodotto forse il mio album migliore con l&#8217;alias Bedroom Rockers, sigla utilizzata anche per firmare svariati remixes per India Arie, Erykah Badu, Sting, Cousteau, Carmen Consoli, Elisa, Bob Marley. Recentemente ho anche compilato svariate compilation dedicate alla scena new wave italiana dei primi 80 edite dalla Spittle records.<br />
<div id="attachment_1543" style="width: 280px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/03/bedroom-rockers.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/03/bedroom-rockers-270x270.jpg" alt="Fred Ventura &amp; Enrico Colombo aka Bedroom Rockers" width="270" height="270" class="size-thumbnail wp-image-1543" /></a><p class="wp-caption-text">Fred Ventura &#038; Enrico Colombo aka Bedroom Rockers</p></div> Devo comunque ammettere che non mi sono mai sentito vincolato ad un solo genere musicale, mi sono sempre tenuto aggiornato, la ricerca sonora è stata per me una necessità fondamentale durante tutti questi anni. Post- punk o disco, house o techno, electro o funk, quello che per me conta è il coinvolgimento emotivo e la serietà con la quale si affronta la produzione di un suono. Purtroppo recentemente mi sono accorto che il tempo dell&#8217;innovazione sonora è passato, la maggioranza dei produttori di oggi coltiva il solo obiettivo di emulare il suono di qualcun altro, passato o presente no ha importanza.<br />
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<strong>Quando è riscoppiato l&#8217;interesse verso questo genere musicale? All&#8217;estero chi sono stati i primi a interessarsene?</strong><br />
Grazie alla vera e propria militanza di alcuni irriducibili fans del suono italo, verso il finire dei 90 ho visto rinascere un forte interesse per le produzioni italiane più oscure dei primi anni 80.  Uno dei principali artefici di questo revival è stato l&#8217;olandese I-f che con i suoi dj set, mixtapes e la sua web radio <a href="https://intergalacticfm.com/" title="Intergalactic FM" target="_blank">Intergalactic FM</a> non ha mai smesso di supportare il suono sino ad oggi. In un periodo di riflussi sonori come quello che stiamo vivendo tutta una nuova generazione di dj e produttori ha scelto di indagare nel passato di molti filoni della dance, l&#8217;italo disco è uno dei tanti fermenti sviluppatisi in una decade che influenza molte delle produzioni contemporanee. </p>
<p><strong>Oggi ci sono dei progetti contemporanei di Italo-disco che apprezzi particolarmente? E tu cosa fai oggi?</strong><br />
Oggi mi occupo quasi full time insieme a Paolo Gozzetti del progetto Italoconnection che è strumentale per la crescita della label Disco Modernism. Siamo un team di produzione con all&#8217;attivo remix per artisti come Hurts, Human League, Hooverphonic ma con la priorità di produrre anche nostri brani, una sorta di modern Italo con echi synth-pop e new wave, retro ma non troppo e con dinamiche decisamente contemporanee che proponiamo anche live nei club europei. Poi ci sono i redivivi State Of Art, la band di cui facevo parte nei primi 80 che è tornata in attività da qualche anno, a breve un nuovo album oltre a varie collaborazioni con label europee di cui rispetto l&#8217;operato come Bordello A Parigi, Visitors, Clone, Aube ed in futuro anche con la Mannequin. </p>
<div id="attachment_1545" style="width: 986px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/03/ITALOCONNECTION-BW-promo.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/03/ITALOCONNECTION-BW-promo.jpg" alt="Italoconnection" width="976" height="768" class="size-full wp-image-1545" /></a><p class="wp-caption-text">Italoconnection</p></div>
<p><strong>Come vedi la produzione musicale contemporanea?</strong><br />
La musica non si può fermare, è e sarà sempre una necessità fondamentale per gran parte dell&#8217;umanita, ho sempre trovato proposte interessanti, in tutte le epoche che ho vissuto, la cosa più importante è non subire le selezioni altrui, le imposizioni mediatiche e dell&#8217;industria, bisogna restare vigili per capire se c&#8217;è del vero dietro un progetto artitsico, oggi come ieri.</p>
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		<title>Claudio Coccoluto</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2016 21:09:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Due ore e mezza di chiacchierata telefonica non bastano per un&#8217;intervista completa con Claudio Coccoluto. Saranno la passione per la musica e per la notte o gli innumerevoli aneddoti che 30 anni di carriera gli riaffiorano di volta in volta per la mente, ma avremmo rischiato di non chiudere mai questa intervista con uno dei &#8230; <a href="https://www.notteitaliana.eu/persone/claudio-coccoluto/">Continued</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Due ore e mezza di chiacchierata telefonica non bastano per un&#8217;intervista completa con Claudio Coccoluto. Saranno la passione per la musica e per la notte o gli innumerevoli aneddoti che 30 anni di carriera gli riaffiorano di volta in volta per la mente, ma avremmo rischiato di non chiudere mai questa intervista con uno dei più importanti dj house italiani.<br />
Claudio Coccoluto all&#8217;inizio quasi <strong>schifava tutto quello che era ballabile e che non derivasse dal rock</strong>, poi si è trovato in mezzo alla rivoluzione sonora fatta di macchine elettroniche, contaminazioni e il proprietario della radio per cui lavorava che lo &#8220;precetta&#8221; a fare il dj nel suo locale.<br />
Affascinato dai suoni di una cassettina capisce che mixare e far ballare è la cosa più bella del mondo e la rivoluzione house lo coinvolge più del rock.<br />
In questa lunga intervista ci racconta del suo primo locale a Sperlonga, di come nascono gli Angels Of Love, dellla Roma funk e della Napoli techno, di Ibiza, dell&#8217;Italia che balla house e del capodanno 1997/98 in cui dal 31 dicembre al 2 gennaio riesce a suonare in 13 locali diversi.<br />
Per il nuovo appuntamento di <a href="http://zero.eu/milano/eventi/28543-notte-italiana-claudio-coccoluto/" target="_blank">Notte Italiana al Magnolia</a> abbiamo coinvolto un altro sei simboli dell&#8217;house nostrana: benvenuti e buonasera questa sera in consolle per voi Mr. Claudio Coccoluto!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Inizio con una domanda un po&#8217; insolita, e forse un po&#8217; criptica, ma inerente alla panoramica che questo sito offre sulla storia del clubbing italiano: che rapporto hai col tuo passato? Ti va di elencarci tre momenti simbolici della tua carriera? </strong><br />
Sono una persona che ha un rapporto molto distaccato con il passato. Nel mio modo di vivere e di essere, nella mia testa, il passato occupa un peso specifico molto relativo. Sono più interessato a fare cose proiettate in avanti. Raramente mi fermo a pensare al passato e me ne accorgo quando per esempio si tratta di inviare piccole biografie a qualcuno per motivi professionali; ne ho una che forse è sempre la stessa da 15 anni e fa il giro per mondo e non oso ritoccare. Faccio sempre un po&#8217; di fatica a ricordare le cose fatte, anche quelle più clamorose. Mentalmente sono solo alcuni punti intermedi di un percorso che io provo a proiettare nel futuro. Certo è anche giusto guardare le pagine del proprio diario, ma non mi danno energia, non sono consolatorie e credo che inneschino solo quell&#8217;effetto nostalgia che per altro odio negli altri. Poi ovvio a volte ci casco anche io, ma è solo legato al fatto che paragonando la situazione attuale che oggi è molto esaltata dai social e facendo la tara ai ricordi e all&#8217;emotività forse alcune cose erano più interessanti proprio perché avevano un&#8217;energia nascente. Oggi siamo un po&#8217; più viziati dal marketing e meno spontanei. </p>
<blockquote><p>Certo è anche giusto guardare le pagine del proprio diario, ma non mi danno energia, non sono consolatorie e credo che inneschino solo quell&#8217;effetto nostalgia che per altro odio negli altri. Poi ovvio a volte ci casco anche io&#8230;</p></blockquote>
<p>Oggi c&#8217;è una plasmazione dei fenomeni che prima non avveniva perché prima non poteva succedere in quanto non c&#8217;erano proprio i mezzi. Le cose venivano fatte spontaneamente senza un secondo fine di visibilità. Stare lì a rivendicare quale peso e quale ruolo uno ha avuto mi sembra un&#8217;opera inutile nel momento in cui il gap generazionale è diventato talmente grosso che bisogna solo pensare a ricominciare da zero. Tutto quello che hai fatto a un ragazzo di 20 anni sono sicuro frega poco, proprio perché sono cose che non ha vissuto e di cui non ha nessuna percezione. Quindi è molto più importante farsi conoscere adesso, quasi come se fosse un nuovo inizio. E di questa cosa io sono molto molto contento ed energizzato, mi piace rimettere tutto in discussione e ricominciare da capo. Perché fondamentalmente ho talmente tanta passione per quello che faccio che ricominciare tutto da zero non mi spaventa, anzi mi da la certezza che questo gioco andrà avanti ancora per molto tempo. Questa è una spiegazione di come vedo io il passato, poi se ti devo dire quali sono le fasi topiche della mia vita professionale questo è un altro discorso. </p>
<p><div id="attachment_674" style="width: 810px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2014/07/1978-baia-piscina2.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2014/07/1978-baia-piscina2.jpg" alt="Baia degli Angeli 1978" width="800" height="608" class="size-full wp-image-674" /></a><p class="wp-caption-text">Baia degli Angeli 1978</p></div>&nbsp;<br />
Tutto è successo quando ascoltai una cassettina della <a href="http://notteitaliana.eu/locale/baia-degli-angeli/" title="Baia degli angeli" target="_blank">Baia degli Angeli</a> che ha cambiato la mia vita. Io bazzicavo la musica e le radio più pirata che c&#8217;erano, avevo un mood molto improntato al rock e avevo davvero schifo di tutto quello che riguardava la discomusic, per me ballabile erano i Police. Quindi tutto questo black sound legato alla disco io lo catalogavo come sotto prodotto, roba per ballare che non aveva nessun appeal artistico. Finché non arriva questa cassetta, che capita contestualmente in un momento in cui il proprietario della radio in cui lavoravo aveva aperto una discoteca e voleva che io facessi il dj, ma io non ne volevo avere nulla a che fare. Essendo però quasi precettato a fare questa cosa mi documentai e grazie a un amico iniziai ad ascoltare questa e altre cassette. Così come un bambino che apre un libro di trigonometria, dalla repulsione totale inizia invece a scoprire un mondo di suoni e di incastri sonori che neanche potevo immaginare, proprio perché la cosa che mi ha sempre affascinato di Moz-art e Baldelli e Tosi Brandi e l&#8217;Ebreo e tutti loro, era la capacità di contaminare in questo flusso sonoro con mille cose differenti tra loro. C&#8217;era il funk, c&#8217;era l&#8217;elettronica, c&#8217;era l&#8217;afro, c&#8217;era di tutto e questa cosa mi ha subito intrigato e affascinato, come mi ha subito intrigato la possibilità di mixare, che era una cosa che io facevo quasi in maniera istintiva senza avere cognizione che fosse una vera e propria disciplina. Io quindi prendo il virus del dj non ci capisco più in cazzo e ora ci ritroviamo io e te a raccontare questa storia. Scherzi a parte: quella è stata la scintilla che ha fatto partire il tutto e il resto sono state tappe del viaggio.</p>
<div id="attachment_1503" style="width: 280px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/cocco18.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/cocco18-270x270.jpg" alt="Cocco diciottenne" width="270" height="270" class="size-thumbnail wp-image-1503" /></a><p class="wp-caption-text">Cocco diciottenne</p></div>
<p>Altra tappa importante è quella legata al periodo in cui inizio a giocare con l&#8217;elettronica e mi compro i miei strumentini. In tutta la parte new wave degli anni 80 aveva un ruolo fondamentale lo scarto tecnologico: i primi synth, le prime tastiere digitali, le prime batterie elettroniche&#8230; quindi innamorato di quel mondo musicale, e ti parlo di Heaven 17, Propaganda e altri, avevo acquistato delle macchine musicali che poi sono diventate fondamentali per tutto il suono venuto dopo. Mi sono così ritrovato in prima linea a usare i campionatori e le drum machine e quando è arrivata l&#8217;house in maniera definitiva era un suono che già conoscevo, perché lo frequentavo inconsciamente sui miei strumentini.</p>
<p>L&#8217;house è stata praticamente la sintesi per chi come me veniva da un mondo &#8220;new wave&#8221; con le applicazioni dell&#8217;elettronica dell&#8217;epoca: il rock rivoluzionato, il rock 2.0 se vogliamo chiamarlo così. Poi la fusione del ballo e la rivoluzione dell&#8217;house, che riportava tutti i parametri della ballabilità a zero, quindi al solo fatto che ci fosse una cassa in 4/4 e un charleston in levare su cui poi costruire il mood e ballare. Tutto questo trascorso fatto di radio, cassette, strumenti, è diventato una sorta di bagaglio che mi ha reso pronto al djing e all&#8217;house in maniera immediata.</p>
<div id="attachment_1504" style="width: 280px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/coccotrani.jpeg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/coccotrani-270x270.jpeg" alt="Marco Trani e Claudio Coccoluto all'Hysteria" width="270" height="270" class="size-thumbnail wp-image-1504" /></a><p class="wp-caption-text">Marco Trani e Claudio Coccoluto all&#8217;Hysteria</p></div>
<p>Mi butto così nell&#8217;house mani e piedi quindi e siamo praticamente a fine anni 80 e la tappa intermedia nell&#8217;85 è stata quella legata a Marco Trani. Lui mi vide in un localino di provincia del basso Lazio, mi prende e mi porta a Roma insieme al mio Emulator 2, il primo campionatore di buon livello sul mercato. Con questo io inizio a farmi conoscere un po&#8217; sulla scena romana. Nel 1985 ho quindi la prima stagione all&#8217;Isteria e prendevo uno stipendio come dj.</p>
<p><strong>MI PARLI UN PO&#8217; DELL&#8217;HYSTERIA? CHE CLUB ERA? </strong><br />
Allora l&#8217;isteria era un locale molto amato dal pubblico romano, che in questa riproduzione di una piazzetta romana con tanto di fontana che si apriva come un palchetto, si trovava particolarmente a proprio agio ballando. La consolle era in un angolo e dominava la pista che aveva un impianto curato da Ennio Baldelli che era la persona che curava tutti i sistemi audio e luci dei locali romani degli anni 80. Non c&#8217;erano buttafuori e all&#8217;Hysteria siamo stati anche precursori della figura del buttadentro: c&#8217;era una persona che decideva se entravi o meno e non lo faceva secondo canoni estetici o di abbigliamento&#8230; un po&#8217; come fa oggi il noto Sven del Berghain, solo che noi lo facevamo già nell&#8217;85.</p>
<p>All&#8217;Hysteria successe anche una cosa di cui io vado molto orgoglioso. Una sera arrivarono i Talk Talk e io con il mio campionatore quella sera confezionai una sorta di remix in chiave house con i campioni dei loro brani. Loro furono molto contenti del lavoro tant&#8217;è che mi richiamarono e volevano fare uscire quel remix. Poi però non c&#8217;erano le mail e la rapidità di comunicazione di oggi e i tempi commerciali per l&#8217;uscita di questa rielaborazione andarono troppo per il lungo e non se ne fece più nulla. Però è una cosa che mi rende molto orgoglioso.</p>
<p><strong>Cosa successe dopo l&#8217;Hysteria?</strong><br />
Un&#8217;altra tappa importante che ha fatto nascere tutta una serie di altre cose che man mano ti racconterò è stato il momento dello <strong>Zen</strong>, dalle parti mie tra Gaeta e Sperlonga nella costa Sud laziale. Io avevo bisogno di suonare e il locale me lo sono inventato io. Ovvero nel giardino di un ristorante, con un ingresso separato, grazie a delle persone più matte di me, ho creato da zero questo Zen. Siamo alla fine fine degli anni Ottanta. Io, la figlia dei proprietari e il suo fidanzato dell&#8217;epoca creammo questo locale, che ebbe un valore veramente rivoluzionario non solo per me. Fu la prima discoteca in cui io ero il factotum: mi occupavo dalla musica, della grafica, degli allestimenti interni, seguendo il fabbro che costruiva la consolle in ferro e della comunicazione. Mi sono costruito un club perché era l&#8217;unica opportunità che avevo di suonare la musica che davvero avevo voglia di suonare: in qualsiasi altro locale mi sarei dovuto piegare alle logiche di mercato del proprietario.</p>
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<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/claudio-coccoluto/attachment/zen2/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/ZEN2-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Flyer Zen Sperlonga by Coccodance" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/claudio-coccoluto/attachment/flyerzeonok2/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/FLYERZEONOK2-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Flyer Zen Sperlonga by Coccodance" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/claudio-coccoluto/attachment/flyerzenok/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/FLYERZENOK-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Flyer Zen Sperlonga by Coccodance" /></a>
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Insomma questo Zen fece le prime due stagioni e creò questo mood di festa e con i nostri piccoli mezzi di comunicazione dell&#8217;epoca siamo riusciti ad avere degli scambi molto potenti. Portammo il gruppo di animazione dei Locomia di Ibiza che erano dei ballerini che danzavano con degli enormi ventagli. Loro arrivarono a Sperlonga nella stagione 89/90 ed è successo il delirio. Un anno poi mi inventai il lunedì house, che non esisteva ancora al mondo.<br />
Praticamente avendo le chiavi del locale e, grazie a Dio avendo una proprietà che si fidava ciecamente e che ne ha avuto anche bei frutti economici, abbiamo fatto cose interessanti e sensate: come avere un piccolo ufficio stampa che a quell&#8217;epoca era una cosa impensabile. Oppure piccole intuizioni tutte fatte in maniera artigianale, come il fatto che io passavo quasi mezzagiornata quasi tutti i giorni in tipografia a fare dei flyer: si facevano le composizioni a mano che io guidavo passo passo perché dovevano avere quel look preciso che poi andavo a copiare da magazine com I-D o The Face, che erano le mie ispirazioni dal punto di vista grafico. </p>
<blockquote><p>La cosa fondamentale da sapere è che la scena romana era fondatamente funky: in quel momento Roma era molto legata al sound nero.</p></blockquote>
<p>Poi si era creato un mix di pubblico romano e napoletano molto interessante perché iniziava a vedersi una sorta di popolo dell&#8217;house: si stava formando qualcosa intorno a un genere, non era più un suono di moda ma stava cominciando a diventare un movimento. Tutto questo fare e comunicare ha fatto nascere degli incontri. Così arrivano dei ragazzi da Napoli che mi chiedono &#8220;chi fa tutto ciò?&#8221; e io rispondo che facevo tutto io e poi alla domanda &#8220;cosa fate voi&#8221;&#8230; e così nascono gli Angels Of Love.</p>
<p><strong>Intanto cosa succedeva a Roma e la radio?</strong><br />
La radio l&#8217;ho mollata quando con Marco Trani andammo all&#8217;Hysteria di Roma e da lì ho iniziato a bazzicare d&#8217;inverno i locali romani. Non sono mai stato, a parte la stagione 84/85 all&#8217;Hysteria, resident in un locale. E forse è stata una delle mie scelte più indicate.<br />
Roma in quel momento negli anni 80 c&#8217;erano dei locali spettacolari c&#8217;era l&#8217;Isteria, c&#8217;era il Much More dei fratelli Micioni che avevano una consolle che era uno studio di registrazione enorme, con banco regia da 32 canali&#8230;. C&#8217;erano le Stelle dove c&#8217;era Giancarlino che era resident e da lì nasce la nostra grane amicizia. Qui Giancarlino ha iniziato a muovere i primi passi e a formare la sua professionalità.<br />
In questo locale lui ha iniziato a curare tutti gli aspetti che ancora oggi affronta al Goa: dall&#8217;impianto, alle scenografie tutte cose che nascevano dal confronto ma anche dallo scontro con i proprietari e i gestori del locale</p>
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<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/claudio-coccoluto/attachment/muchmore4/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/muchmore4-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Much More, Roma" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/claudio-coccoluto/attachment/muchmore1/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/muchmore1-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Much More, Roma" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/claudio-coccoluto/attachment/muchmore-2/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/muchmore-2-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Much More, Roma" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/claudio-coccoluto/attachment/much-more3/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/much-more3-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Much More, Roma" /></a>
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Poi c&#8217;era l&#8217;Olimpo dove si faceva un sacco di ricerca, ricordo ad esempio Stefano Di Nicola o Gino Woody Bianchi che suonavano fusion, jazz, cose assurde e musica ricercatissima</p>
<p>C&#8217;era l&#8217;Easy Going storico gay club dove una giovane Pamela Prati faceva la proto-cubista. Qui la musica era nelle mani di Paul Micioni che poi si è spostato al Much More. L&#8217;Easy Going era una discoteca arredata come una sorta di vespasiano, con una pista da ballo-bagno turco, mosaici in puro stile Village People e marinai alle pareti con ciucci in bocca enormi statue a forma di fallo opera dell&#8217;architetto trendy Gepy Mariani, e disegni di super machi dell&#8217;artista americano Tom of Finland. </p>
<p>Ricordi anche La Luna, un piccolo locale con il dj Marco La Stelle che suonava molta new wave e ricordo che alla consolle era raffigurata una serigrafia di Mick Jagger con le sembianze di un vecchio, che è praticamente come lo vediamo oggi.</p>
<p>Io li frequentavo tutti i locali perché volevo essere parte di questo momento magico, ma ci andavo anche solo per imparare. La mia scuola vera è stata guardare i miei colleghi, quelli che sono poi fortunatamente diventati tutti amici.</p>
<p><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/easy-going-cover-disco.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/easy-going-cover-disco-270x270.jpg" alt="easy-going-cover-disco" width="270" height="270" class="alignright size-thumbnail wp-image-1532" /></a></p>
<p>La cosa fondamentale da sapere è che la scena romana era fondatamente funky: in quel momento Roma era molto legata al sound nero. Era un periodo dove a Roma difficilmente ascoltavi qualcosa che fosse commerciale come lo intendiamo oggi. </p>
<p>Roma era questo a metà anni 80, e quando arriva l&#8217;house e non è ben compresa. Almeno questo a mio giudizio. Io la storicizzo così: il nocciolo duro era la musica nera e il funky, l&#8217;house era troppo semplice rispetto a certe vette stilistiche di certi dj romani e probabilmente tornare due passi indietro per alcuni era un problema. Infatti a Roma l&#8217;house scoppia un po&#8217; più tardi rispetto ad altri posti d&#8217;Italia.<br />
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<strong>Prima di arrivare alla techno e ai rave romani, torniamo su quella spiaggia di Sperlonga: come nascono gli Angels of Love?</strong><br />
Io incontro questi ragazzi a Sperlonga allo Zen che si chiamano Francesco Furiello e Tina Lepre, che sono i due più importanti della compagine, poi c&#8217;era Maurizio Griza (fidanzato di Tina Lepre) e insieme pensammo di portare quest&#8217;esperienza dello Zen da Sperlonga a Napoli. Francesco arrivava da Londra e aveva partecipato a tantissimi happening e si portava dietro un&#8217;esperienza da cliente, con lui Tina e Maurizio pensammo di fondere le nostre esperienze non in un locale ma in un gruppo itinerante che organizzava eventi in posti diversi tra loro, quindi non con una casa definitiva.</p>
<p><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/angels-of-love-logo.gif"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/angels-of-love-logo.gif" alt="angels-of-love-logo" width="701" height="366" class="aligncenter size-full wp-image-1514" /></a><br />
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<strong>Come mai il nome Angels of Love?</strong><br />
Non sapevamo bene come appellarci&#8230; io feci un disco su Maxi Records, che si chiamava così. Il perché si chiamava così non te lo so dire perché io i titoli li metto abbastanza a cazzo e c&#8217;era una voce quasi operistica che mi ricordava una cosa angelica quindi: angels of love.<br />
Ma soprattutto c&#8217;era tutta l&#8217;esperienza inglese di season e summer of love ibizenca, mito dell’isola tra l’altro creato e poi distrutto dagli inglesi. Noi eravamo &#8220;sintonizzati&#8221; su questa stagione dei party inglesi, tant&#8217;é vero che i nostri primi ospiti furono Steve Bicknell, Mr. Monday, Charlie Hall, tutta gente che veniva da un certo ambito che era tra la deep, l&#8217;house, la techno tutto molto melodico e quasi balearico, una musica molto positiva e col sorriso. Angel of love andava bene a tutti e così siamo partiti. Era il 1991.</p>
<p><strong>Con la nascita degli AOL ti affacci anche a Napoli cosa c&#8217;era in questa città ai tempi?</strong><br />
A Napoli tabula rasa totale, non c&#8217;erano tante cose, c&#8217;erano i Funk Machine che era un gruppo che organizzava serate e suonava anche, ma era più scenografico con un&#8217;attenzione alla musica relativa. Invece gli Angels arrivavano a dirti che l&#8217;house music è al centro: ballate e di tutto il resto fregatevene.<br />
Le discoteche dei primi anni 90 a Napoli erano diventate ormai quello che sono tornate ad essere per tanti versi oggi, ovvero luogo dove esibire macchine, orologi, privé ecc&#8230; e l&#8217;house arriva prepotentemente a contrapporsi a tutto e a tutti. Noi come Angels i primi party li andavamo a fare in tendoni da circo dismessi, in hangar, addirittura in un capannone dove raccoglievano le patate&#8230; che poi fu la prima volta di Frankie Knuckles in Italia. Qui era tutto in semilegale/illegale perché anche le istituzioni non sapevano come configurare questi accadimenti. Le cose si iniziarono a complicare sempre per colpa della droga ovviamente. Morì una persona in uno di quelli che noi chiamavamo, in maniera ingenua, rave&#8230; successe mi sembra in Toscana verso Barberino nel 1991 e da lì la polizia iniziò ad accorgersi di noi.</p>
<p><div id="attachment_1531" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/VARIE-2007-008.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/VARIE-2007-008.jpg" alt="Cena durante il primo tour italiano di Frankie Knuckles © www.facenight.it  " width="640" height="480" class="size-full wp-image-1531" /></a><p class="wp-caption-text">Cena durante il primo tour italiano di Frankie Knuckles © www.facenight.it<br /></p></div>&nbsp;<br />
<strong>In contemporanea agli Angels cosa succedeva a Napoli?</strong><br />
Appena dopo gli inizi degli angels è stata una controscena techno. Che è la vera nascita della techno napoletana e che ha dei protagonisti completamente diversi da quelli che poi si sono affermati. Quelli che sono rimasti coerenti sono stati Danilo Vigorito, Markantonio, Gaetano Parisio&#8230;<br />
Diciamo che al contrario del resto dell&#8217;Italia questa è una cosa che mi ha sempre incuriosito e te la voglio raccontare: a Napoli l&#8217;house era il fenomeno di massa grazie anche al lavoro che avevamo fatto noi degli angels, capillare, di promozione e sì diciamo anche di evangelizzazione. Mentre la techno era la musica d&#8217;elite. Altrove era il contrario, nella riviera romagnola c&#8217;era un po&#8217; di puzzetta sotto al naso verso i party techno da parte di chi faceva house. C&#8217;è sempre stata poi questa diatriba eh&#8230;. Però Napoli aveva questa caratteristica e in più c&#8217;era la vena underground, perché a Napoli devi fare per forza le cose nell&#8217;underground, non c&#8217;è possibilità di fare cose che siano overground perché si rovinerebbero subito.</p>
<p><strong>CHE RUOLO AVEVI NEGLI ANGELS? FACEVI SEMPRE IL GRAFICO?</strong><br />
Io ho fatto il grafico per tutto quello per cui suonavo fino al 1999 circa, dopo ho cercato di stare un po&#8217; dietro a tutto quello che riguardava la musica perché quella era la mia passione. Poi ero stracontento quando verso la metà e la fine anni 90 iniziarono a uscire delle valorizzazioni di lavori grafici fatti da me: qualcosa che avevo progettato io fini in qualche piccola mostra o catalogo e questa cosa mi riempì d&#8217;orgoglio. Quest&#8217;attività mi ha fatto spendere così tanti soldi in Mac per stare al passo con la grafica più che per la musica. In più c&#8217;era un ruolo strategico di coordinatore o direttore in cui io mi sono sempre messo in secondo piano perché volevo sempre essere identificato come dj e non come promoter o pr. Senza Tina Lepre, che era la vera manager del gruppo, io non sarei andato da nessuna parte. Francesco Furiello invece era persona con la quale condividevo tutti i discorsi di teoria filosofica musicale e traghettammo questo primo suono che fu, ti ripeto, summer of love e balearico, sull&#8217;house americama. Questo perché io cominciavo a sentire che il nuovo stava arrivando da lì.</p>
<p>Così sempre per tentativi e sacrifici, questa storia va di pari passo con la tecnologia: prima grazie i mezzi per far musica e poi grazie quelli per comunicare, stavolta mi comprai un fax, e ti assicuro che all&#8217;epoca un fax era una spesa onerossissma. Iniziai così a scrivere alle etichette discografiche per avere dei contatti con Knuckles, Humpries, Morales che ai tempi erano gli eroi dei miei dischi. Cercai di avvicinarmi e fondamentalmente ho avuto anche fortuna perché molti mi hanno risposto, abbiamo imbastito delle relazioni e abbiamo portato questi nomi in Italia.</p>
<div id="attachment_1516" style="width: 1794px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/File-19-02-16-04-39-09.jpeg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/File-19-02-16-04-39-09.jpeg" alt="David Morales, Coccoluto e Frankie Knuckles a un party Angels Of Love" width="1784" height="1184" class="size-full wp-image-1516" /></a><p class="wp-caption-text">David Morales, Coccoluto e Frankie Knuckles a un party Angels Of Love</p></div>
<p>Ah c&#8217;è una cosa che bisogna sapere: in quell&#8217;epoca a Napoli i dj italiani, anche se chiamavi i famosi Ralf, Ricky, Flavio, Andrea Gemolotto, non venivano volentieri perché era una piazzaccia. Era un posto dove ti potevano tirare delle sole dove non c&#8217;era comunque una scena definita, quindi l&#8217;esigenza di cercare un guest straniero era anche dovuta a quest&#8217;aspetto. Non avevamo altre scelte. Tutto questo divenne una condizione per darsi da fare e rimboccarsi le mani. Quando abbiamo ricevuto i primi riscontri eravamo felicissimi. Ecco se torno indietro con la memoria quello che mi ricordo è l&#8217;entusiasmo che mettevamo in queste cose: appena ci rispondeva qualcuno vagamente legato a uno dei nostri miti andavamo a mangiare, a festeggiare proprio perché c&#8217;era un condivisione totale di quel successo. </p>
<blockquote><p>in quell&#8217;epoca a Napoli i dj italiani, anche se chiamavi i famosi Ralf, Ricky, Flavio, Andrea Gemolotto non venivano volentieri a Napoli perché era una piazzaccia.</p></blockquote>
<p>Poi era tutto molto normale c&#8217;era chi prima ti snobbava e che poi ritornava sui suoi passi e anche i cachet non erano stellari erano giusti. Ricordo benissimo la prima volta di Todd Terry in italia a Napoli, ricordo pure che mise il Parmigiano sui calamari fritti, una cosa che mi fece rabbrividire. Facemmo 56 paganti ma l&#8217;assegno dovevamo darglielo e lo staccai io, anche se non avevo idea di come avrei fatto a coprirlo, il suo importo era circa 2 milioni e mezzo di lire, che erano tanti ma comparati a oggi sono quattro lire e credo fossimo intorno al 91/92. Il locale era il Vertigo me lo ricorderò per sempre perché fu un bagno di sangue che non finiva più.<br />
A parte questo noi andammo avanti, dritti come treni, perché eravamo forti dell&#8217;idea che stavamo agendo bene. Tant&#8217;è che per il nostro legame con l&#8217;estero crebbe e alle nostre serate veniva gente come Seal, il cantate, quello che ha fato il <a href="https://www.youtube.com/watch?v=vtENRzTV__8" target="_blank">vocal del pezzo di Adamsky</a>, e ballava da noi il week end per poi fermasi altri due o tre giorni a Napoli. Questo solo per dire che la strada era così coinvolgente che iniziarono a chiamarci anche dall&#8217;estero.</p>
<p>E chiamavano me che ero il frontman del gruppo. Ma non era lo scambio come oggi avviene, era più una questione di amicizia vera in cui ognuno era ospite dell&#8217;altro appena possibile e si andava così a toccare i mood diversi delle serate: si condivideva, si ascoltavano le tracce, si andava in studio, una sera con Louie Vega e Lil Louis andammo in studio e io conservo ancora una cassettina in cui Lil Louis cantava un motivetto che avremmo dovuto poi trasformare in un riff di un brano. Era la reale condivisione.</p>
<p><strong>CON LA PARENTESI AOL COPRIAMO TUTTA LA METÀ DEGLI ANNI 90. NEL 1997 LASCI GLI ANGELS, QUINDI CHE SUCCEDE?</strong><br />
Nel momento in cui questo equilibrio, tra overground e underground che ti dicevo prima, si è rotto io e Tina Lepre abbiamo abbandonato gli Angels e ci siamo inventati un altro progetto che si chiamava <strong>Artedinamica</strong> in un locale che ribattezzamo Dynamic proprio perché prendeva forma con noi dopo essere stato un ex cinema. Qui abbiamo forse fatto la cosa più matura che successe a Napoli per quel che riguarda la mia esperienza. </p>
<p><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/belo-orizonti.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/belo-orizonti-270x270.jpg" alt="belo orizonti" width="270" height="270" class="alignright size-thumbnail wp-image-1520" /></a></p>
<p>Tutto quello che avevamo imparato negli anni precedenti l&#8217;abbiamo portato alla massima espressione: avevamo sul palco Leopoldo Mastelloni che curava delle piece teatrali che lui chiamava &#8220;piece per discoteca&#8221; dei veri spettacoli con tanto di sceneggiature e costumi. Questo accadde nel 97/98 e fu anche il modo per me e Tina di identificarci diversamente senza andare a richiamare gli stessi ospiti degli anni precedenti. Musicalmente io misi anche l&#8217;attenzione su altre cose tipo Basement Jaxx, Chicken Lips, che poi personalmente mi hanno ridato tantissimo perché suonando <a href="https://www.youtube.com/watch?v=RYWQYxAEK-s" title="Belo Horizonti" target="_blank">Belo Horizonti</a> in una serata con i Basement Jaxx decisero di farlo uscire sulla loro label. E per me fu davvero una bomba.</p>
<p>Quindi tutte queste cose, in maniera fortuita o casuale, hanno generato altre opportunità ed eventi significativi. E come ti dicevo prima è un concatenarsi di cose per cui io faccio sempre fatica a focalizzare un momento preciso perché è davvero difficile. La verità è che c&#8217;è una cosa che io posso chiamare solo una grande passione. Io ci credo ancora e vado ancora a mettere i dischi con l&#8217;entusiasmo ritrovato, dopo un periodo un po&#8217; buio che io ho legato al boom della minimal. Ma fortunatamente è passato e la mia mancanza di foga verso quel genere è poi stata confermata dai fatti e appunto quella della minimal è stata solo una meteora poi svanita.</p>
<p><strong>OLTRE AD ESSERE STATO IL PONTE TRA ROMA E NAPOLI, HAI AVUTO LA FORTUNA DI GIRARE UN PO&#8217; TUTTA L&#8217;ITALIA PORTANDO ALTA LA BANDIERA DELL&#8217;HouSE. CI RACCONTI I LOCALI PER TE PIÙ SIMBOLICI?</strong><br />
Io non essendo mai stato resident ho avuto dei vantaggi da questa scelta, supportato dal fatto che, un altro investimento tecnologico fondamentale per me, dopo il famoso fax e dopo le macchine elettroniche, è stato il telefonino. Questa cosa mi rendeva rintracciabile immediatamente e personalmente, che sembrerà una cazzata detta oggi, però era davvero rivoluzionario. I promoter quindi mi chiamavano e sapevano che ero freelance perché non avevo una residenza, quindi andavo ovunque mi chiedevano di suonare. Anche perché l&#8217;avere il dj ospite era ormai diventato di moda e mi favorì moltissimo anche nella scena rave romana a cui facevi riferimento tu prima.</p>
<blockquote><p>L&#8217;organizzazione rave che preferivo era quella di Andrea Pelino che poi è diventato l&#8217;ideatore del DC10 a Ibiza.
</p></blockquote>
<p>Io non facevo techno ma proponevo a chi faceva rave e mi chiamava di inserire il mio set o in testa o in chiusura dell&#8217;evento. Questo mi dava la possibilità di esprimermi con il pubblico dei rave che era molto diverso e che spesso apprezzava più che volentieri, anche perché in quel contesto avevo un approccio all&#8217;house che non era esattamente canonico: non house americana molto cantata ma privilegiavo le cose più percussive.<br />
L&#8217;house a Roma era vista come un sotto prodotto della musica black, quindi ha fatto più breccia la techno e quindi Lory D, Mauro Tannino, Francesco Zappalà, e tutto quello che è venuto fuori da questo humus.</p>
<p>L&#8217;organizzazione rave che preferivo era quella di Andrea Pelino che poi è diventato l&#8217;ideatore del DC10 a Ibiza. Io ho fatto solo delle comparse, come ti dicevo prima suonavo o in apertura o in chiusura, anche perché non avrei avuto la capacità energetica che serviva per accontentare quelle folle. Però da osservatore, quale mi reputo e imparando dai colleghi, posso dire che è stato un momento molto importante e Roma si è trasformata molto in quel periodo: i club erano praticamente inesistenti, c&#8217;erano solo rave organizzati in posti incredibili, ricordo quelli di Tagliacorso oppure uno a Perugia con un  Cirillo che iniziò a bpm velocissimi. Io guardavo sempre con grande ammirazione chi faceva un genere diverso dal mio e mi incuriosivano. Volevo capire il meccanisco per cui una cosa ha successo o meno, che è fondamentale per capire cosa succede intorno a te.</p>
<p>Detto ciò in Italia cosa succedeva: molti locai in iniziano a cambiare pelle, l&#8217;Emilia Romagna diede il via a tutto, anche perché c&#8217;era un amplificatore formidabile che era il <strong>SILB</strong>: fiera delle discoteche, la più importante d&#8217;Europa, come recitavano i claim dell&#8217;epoca e radunava tutti i proprietari di locali d&#8217;Italia. Quello che succede oggi a Miami o ad Amsterdam e noi siamo stati i precursori.</p>
<div id="attachment_1521" style="width: 897px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/RALF_COCCO_FIERA-RIMINI.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/RALF_COCCO_FIERA-RIMINI.jpg" alt="Ralf e Coccoluto allo stand Discoinn della Fiera di Rimini" width="887" height="595" class="size-full wp-image-1521" /></a><p class="wp-caption-text">Ralf e Coccoluto allo stand Discoinn della Fiera di Rimini</p></div>
<p>Gli Angels che iniziavano farsi sentire in giro, a Napoli erano quasi diventati prepotenti dal punto di vista dell&#8217;amplificazione dei loro eventi, erano stati invitati al party del Silb organizzato al Cocoricò e arrivarono con una carovana di fans quasi modello ultrà. Ovviamente suonavo io e appena poggai la puntina sul primo disco viene giù un boato incredibile. Idem anche per eventi in cui suonavo all&#8217;estero come la mia residenza al Ministry of Sound o cose che vedo succedere adesso per Joseph Capriati.</p>
<p><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/File-19-02-16-04-38-16-e1455993049877.jpeg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/File-19-02-16-04-38-16-e1455993049877-338x470.jpeg" alt="File 19-02-16, 04 38 16" width="338" height="470" class="alignright size-medium wp-image-1523" /></a></p>
<p>Posti che per me sono stati importantissimi, oltre al Matmos, ricordo il Pussy Galore la serata del Venerdì de Le Cinemà di Milano. Il Matmos è stata la culla dell&#8217;house music ma il Pussy Galore è stata la mia prima vera consolle come resident a Milano e loro erano di una forza spettacolare: era il corrispondendte del Kinki Gerlinky di Londra, era il the place to be a Milano e mi ha dato un riverbero eccezionale.</p>
<p>Poi c&#8217;è stata una fase di adeguamento dei locali tradizionali che erano stati spazzati via da questo movimento house e che quindi, riadattandosi, hanno importato dentro di loro questo genere musicale.</p>
<p>Io ti dico solo che nel capodanno 1997/98 io ho fatto dal 31 dicembre al 2 gennaio io ho fatto 13 servizi, senza interruzione.<br />
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<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/bruno-bolla/attachment/claudio-coccoluto-pussy-galore-le-cinema/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/Claudio-Coccoluto-Pussy-Galore-Le-Cinemà-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Claudio Coccoluto @ Pussy Galore c/o Le Cinemà, Milano 1992-93 - The Vogue Night" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/claudio-coccoluto/attachment/lsp-claudio-coccoluto-pussy-galores-1024x1024/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/LSP-Claudio-Coccoluto-PUSSY-GALORES-1024x1024-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Coccoluto e Lorenzo Lsp che cercano di entrare in TV alla serata Pussy Galore&#039;s" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/claudio-coccoluto/attachment/coccoluto/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/Coccoluto--270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Coccoluto al Pussy Galore&#039;s di Milano" /></a>
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Questo è stato il momento della massima espansione e qualsiasi locale con due casse e due faretti che diceva di fare house la gente ci cascava dentro, indipendentemente dalla qualità.</p>
<p>Poi sono nate cose più imponenti come Exogroove e il figlio Syncopate, dove più dj si esibivano nell&#8217;arco di 12 ore. Tutto molto interessante finché tutto è diventato un grande businnes e spesso si chiudevano occhi e naso sulle attività collaterali esterne che finirono quasi per mangiarsi la grande iniziativa che si era intrapresa.</p>
<p><iframe width="740" height="400" src="https://www.youtube.com/embed/0FKu97javEM?rel=0&amp;controls=0&amp;showinfo=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
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Sicuramente poi se penso ad altre città come Torino, mi vengono subito in mente le serate Latin Super Posse di Rob Spallacci e non si potrebbe raccontare Club to Club senza partire da Latin Super Posse. Essere stato uno degli ospiti più frequenti di certe organizzazioni come quelle che ti sto citando è chiaramente un motivo di orgoglio. </p>
<blockquote><p>appena io fino di suonare in un locale andavo a vedere cosa stavano combinando i miei colleghi e ci si confrontava su cosa si stava suonando.</p></blockquote>
<p>Poi potrei dirti anche tutto quello che è successo a Jesolo: prima ancora del Muretto c&#8217;era il Matilda, altro locale seminale per l&#8217;house, e c&#8217;era il concorrente del mercoledì del Matilda &#8211; dove c&#8217;eravamo io e Giuliano Veronese &#8211; era la triade che si occupava degli after. Era un momento fantastico dove succedevano davvero un sacco di cose. C&#8217;era poi, e questa cosa va sottolineata, una grande complicità e appena io fino di suonare in un locale andavo a vedere cosa stavano combinando i miei colleghi e ci si confrontava su cosa si stava suonando. Una grande complicità nel nome della musica, davvero convinti e investiti della responsabilità che stavamo facendo per far divertire le persone con la musica, che andava oltre il successo personale.<br />
È qualcosa che con i soldi, il marketing e il riconoscere nel movimento house un brand si è un po&#8217; guastato tutto.</p>
<p>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/claudio-coccoluto/attachment/coccoitalia2/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/coccoitalia2-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="coccoitalia2" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/claudio-coccoluto/attachment/coccoitalia/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/coccoitalia-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="coccoitalia" /></a>
&nbsp;<br />
<strong>PRIMA PARLAVI DI BRAND, SECONDO ME negli anni del boom dell&#8217;house e della techno I BRAND ERANO SOLO LA MUSICA E I LOCALI, il pubblico si SI RICONOSCEVA nel club E ci SI AFFILIAVA, TANTO DA TORNARCI SETTIMANALMENTE&#8230; COME LA VEDI?</strong><br />
Verissimo e c&#8217;è un altro elemento: la disponibilità a muoversi. La gente faceva un sacco di chilometri per ballare, era sì una disponibilità personale ma non c&#8217;erano anche i maledetti (o benedetti a seconda del punto di vista) controlli che ci sono adesso o che però hanno segnato una sorta di declino degli spostamenti. Muoversi era soprattutto una necessità derivata dal confrontare e confrontarsi anche dei clienti con altre sale, altre cabine dj, altri club, e quindi era un modo per rendere la festa nazionale e poi anche globale.</p>
<p><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/madeinitaly.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/madeinitaly-270x270.jpg" alt="madeinitaly" width="270" height="270" class="alignright size-thumbnail wp-image-1528" /></a></p>
<p>Credo che tutto si sia iniziato a deteriorare con il marketing, specialmente quello inglese, quando è entrato a Ibiza. Io racconto sempre l&#8217;episodio della prima volta in cui sono sceso a Ibiza e mi è venuto a prendere Josè Padilla che prima di affidarmi la consolle mi ha portato a cena e mi ha spiegato cos&#8217;era Ibiza. E me l&#8217;ha spiegata come il sacerdote ti spiega come dovrai officiare messa, non era quindi un metter dischi e andare a prendere soldi era proprio una cosa rituale e quasi sacrale, che aveva una dimensione che tu dovevi rispettare. Quindi mi era venuto a fare la lezione su come avrei dovuto approcciarmi.</p>
<p>Poi arrivarono gli inglesi che andarono a colonizzare i club che già andavano bene in maniera spontanea e gli diedero un impronta di marketing. E da lì in poi è stata un escalation perché poi è arrivata anche la tecnologia e i voli low cost a supportare. Era il &#8217;99 e nel tragitto dall&#8217;aeroporto all&#8217;albergo, vidi solo una successione di cartelloni 6&#215;9 che ormai tappezzavano tutta la strada. Ibiza era cambiata, poi arrivò l&#8217;autostrada, l&#8217;albergo 5 stelle vicino al Pascià che sembra una sorta di super carcere di Sulmona ecc&#8230;.</p>
<p>Tutta questa crescita è stata una messa a sistema di sfruttamento intensivo di quello che era lo spirito originario di ibiza che mi aveva raccontato Jose Padilla.<br />
Avendo avuto lui come maestro la cosa non mi ha di certo entusiasmato e da lì arrivare all&#8217;EDM il passo è breve. Party o meglio brand come quello di David Guetta nati per uno slogan su una maglietta&#8230; incredibile ma vero, dove la musica non c&#8217;era più.</p>
<p>In Italia il marketing ha fatto un po&#8217; più di fatica a penetrare, ecco vedi Spallacci è uno serio che fa un festival in maniera seria rigorosa in maniera pesante e non si piega all&#8217;esigenza del marketing.</p>
<blockquote><p>A noi manca da sempre la capacità di sistematizzare e non sappiamo dare un organizzazione manageriale a un businnes, e questo vale per tutti i lavori, è un problema italiano.</p></blockquote>
<p><strong>NON È CHE PROPRIO QUESTA NOSTRA MIOPIA SUL MARKETING HA FATTO IN MODO CHE TUTTO IL BOOM DI LOCALI CHE ABBIAMO AVUTO NOI IN ITALIA SI INCEPPASSE? NON SIAMO STATI IN GRADO DI NATURALIZZARE NOI DELLE POTENZIALITÀ DA QUELLE TECNOLOGICHE A QUELLE DI BECERO MARKETING&#8230; </strong><br />
C&#8217;è da dire che la classe imprenditoriale che aveva in mano questi locali quindi queste oppurtunità di businnes non solo non le ha sfruttate di suo, ma non è riuscita neanche a formare una classe imprenditoriale che potesse succedere a loro. Questo ha creato una sorta di arrangiamoci come meglio possiamo perpetuo che poi ha portato al fatto che il locale concorrente del locale X non è a 20 chilometri ma è Ibiza o Berlino. Quindi la gente con la facilità di movimento che ha oggi prende un volo e ciao!<br />
Ma questa è stata un po&#8217; l&#8217;evoluzione e non è che possiamo piangere su ciò che poteva essere.</p>
<p><strong>A NOI ITALIANI CI È MANCATA UN PO&#8217; LA LUNGIMIRANZA E LA PROFESSIONALITÀ NEL FAR PROSEGUIRE UN FENOMENO DICO BENE?</strong><br />
A noi manca da sempre la capacità di sistematizzare e non sappiamo dare un organizzazione manageriale a un businnes, e questo vale per tutti i lavori, è un problema italiano. Ho un ricordo preciso per risponderti, un piccolo aneddoto. Incontrai Sven Vath, su un autobus dell&#8217;areoporto di Ibiza, e lui mi disse &#8220;Ti sei iscritto a Myspace?&#8221; e io risposi &#8220;Cos&#8217;è Myspace?&#8221;. Lui mi spiegò e così feci il mio profilo e forse fui uno dei primi dj italiani a farlo e scoprii che loro, tedeschi e inglesi, erano avanti 10 anni su quel fronte.<br />
Noi non abbiamo avuto la capacità di intuire le potenzialità del social media e ricordati che ormai i tedeschi hanno scalzato gli inglesi su questo.</p>
<p><strong>TUTTO QUESTO CAOS È FORSE UNO DEI MOTIVI CHE TI HA SPINTO A RITORNARE AL CLUB QUINDI DIVENTARE UNO DEI SOCI DEL GOA?</strong><br />
Io penso che il club sia il centro di tutto. Tutto il movimento parte dal piccolo club. La dimensione del Goa secondo me è la dimensione perfetta di un club soprattutto se i soci fondatori sono due dj che hanno la loro grande esperienza. Io e Giancarlino abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare dall&#8217;80 in poi e io volevo capitalizzare tutta l&#8217;esperienza imprenditoriale fatta a Napoli in un club a Roma però con una proiezione anche fuori da Roma. E il mio contributo per il Goa è stato questo. Insieme siamo riuscit a dare una rispettabilità al club, un posto dove la musica è veramente al primo posto nei pensieri di chi organizza il Club. Soprattutto negli anni poco precedenti al fenomeno minimal siamo riusciti a far ascoltare ai clienti del Goa, che erano clienti del locale a prescindere all&#8217;ospite, qualsiasi cosa: dai Matmos a Howie B, da Goldie a Gotan Project, in quel momento, siamo nei primi anni Duemila, il Goa era al suo massimo splendore. Tant&#8217;è vero che non è stato mai un posto di grandissimoi ritorno economico.</p>
<div id="attachment_1529" style="width: 484px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/coccogianka.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/coccogianka.jpg" alt="Claudio Coccoluto e Giancarlino due amici soci del Goa" width="474" height="322" class="size-full wp-image-1529" /></a><p class="wp-caption-text">Claudio Coccoluto e Giancarlino due amici soci del Goa</p></div>
<p><strong>VOI PENSAtE ANCHE ALL&#8217;ARCHITETTURA DEL LOCALE?</strong><br />
Giancarlino è il padrone assoluto delle scelte e io sottoscrivo quasi sempre. Scelte sì estetiche di allestimento e arredamento ma sempre funzionali alla musica. Noi quasi ogni due stagioni cambiavamo il design interno del locale. Da qualche anno siamo un po&#8217; sul look dal vecchio circolo di caccia inglese e pure questo dipende da fattori economici ehehehe. Le idee partivano sempre da noi gli architetti li chiamavamo solo come supporto tecnico per rendere un&#8217;idea realizzabile. </p>
<p><strong>CI SONO DELLE PERSONE CHE TI SENTI DI RINGRAZIARE?</strong><br />
C&#8217;è un elenco infinito a parte quelli già citate. Purtroppo qualche persona si è persa per strada magari proprio per causa del marketing. Una persona molto importante che non ho citato fino ad adesso è Fabietto del Discoinn di Modena, perché quello è stato un punto di aggregazione fondamentale per tutta la scena italiana: il negozio che andava oltre l&#8217;idea di negozio che era il punto di ritrovo e di smistamento di idee e di collaborazioni, di inviti nei propri club. C&#8217;erano una serie di iniziative che passavano attraverso il Discoinn prima tra tutte il DMC, che ha fatto uscire fuori gente come Lory D, Giorgio Prezioso, Mauro Tannino, Stefano Fontana, Zappalà e il compianto Dj Trip, dj barese di una bravura incredibile venuto a mancare troppo presto.<br />
Un corrispondente romano è Claudio Donato con il suo Goody Music  era un altro polo di attrazione per tutto quello che succedeva a Roma, dove si passava a comprare i dischi ma in realtà si chiacchierava di musica, di serate e altro&#8230; una serie di nonno di facebook ma non virtuale. Rossano Lucidi con il Made In Italy il party italiano che reggeva il confronto con la festa inglese Manumission.<br />
Non posso dimenticare poi Ale Zeta e Ale Piazza con cui ho collaborato quando ero resident all&#8217;Alter Ego di Verona e con cui mi sono inventato un format di serata itinaerante chiamato PopCock.</p>
<p><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/Panoramagoa.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2016/02/Panoramagoa-270x270.jpg" alt="Panoramagoa" width="270" height="270" class="alignright size-thumbnail wp-image-1530" /></a></p>
<p><strong>COME VEDI IL FUTURO DEL CLUBBING?</strong><br />
Ma guarda credo che sia il passato! Essendo un buon osservatore e avendo vissuto il meglio che questa rivoluzione poteva dare da osservatore privilegiato, diciamo che è una previsione abbastanza facile. È ovvio che dopo tutto quello che è successo negli ultimi anni, che io chiamo bolla speculativa, poi si arriverà a una normalizzazione. La normalizzazione unica possibile è tornare a quel concetto di club che vede la condivisione della musica l&#8217;atto principale quindi spogliato di tutta quella infrastruttura che oggi diamo per scontata. Io dico sempre oggi che la grandezza in metriquadri dei ledwall è inversamente proporzionale alla qualità della musica.</p>
<p>Quando questo ridimensionamento avverrà saremo tornati a quel club che è stato il valore propulsivo di tutto il movimento e probabilmente a quel punto sarà più interessante partecipare all&#8217;attivtà di un club perché in quel momento stai facendo una cosa sola e stai dando valore a quello che il club fa. Ti concentri sul djing sulla tua musica, senza sfogliare troppo l&#8217;album delle figurine dei guest che pensi di dove fare, delegando così a loro l&#8217;identità del club e il tuo lavoro, e allora se sarai bravo a comunicare questa cosa tornerai a dare un valore al club e al tuo lavoro.</p>
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		<title>Pastaboys</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2015 12:52:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dino Angioletti, Uovo e Rame: la triade della Romagna o il tridente del clubbing romagnolo. 20 anni di Pastaboys e quello che si prova sentendo la loro storia, non è tanto la nostalgia, quando invidia perché oltre alla genuinità della loro all&#8217;amicizia c&#8217;è la condivisione da attori protagonisti, ma anche da festaioli (clubber è un &#8230; <a href="https://www.notteitaliana.eu/persone/pastaboys/">Continued</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dino Angioletti, Uovo e Rame: la triade della Romagna o il tridente del clubbing romagnolo. 20 anni di Pastaboys e quello che si prova sentendo la loro storia, non è tanto la nostalgia, quando invidia perché oltre alla genuinità della loro all&#8217;amicizia c&#8217;è la condivisione da attori protagonisti, ma anche da festaioli (clubber è un termine troppo contemporaneo), del momento di miglior splendore dell&#8217;intrattenimento nostrano.<br />
Amanti della loro città con la musica e i loro dj set in giro per l&#8217;Italia sono riusciti a disporre Bologna nella mappa del clubbing italiano. Ringraziamoli celebrando i loro ventanni di carriera al <a href="http://zero.eu/milano/eventi/21768-notte-italiana-pastaboys-lele-sacchi/" title="magnolia" target="_blank">Magnolia</a> e leggendo la loro storia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Chi sono i Pastaboys prima di diventare i Pastaboys? Cosa facevano i Pastaboys prima di fare i Pastaboys?</strong><br />
<strong>RAME</strong> &#8211; I Pastaboys prima dei Pastaboys erano tre ragazzi con un forte legame in comune per la propria città, Bologna, innamoratissimi del giradischi ovviamente. Ci  incontravamo sempre al solito posto: un negozietto del centro Record 66, c&#8217;era competizione c&#8217;era rispetto  soprattutto c&#8217;era il desiderio di vedere Bologna nella mappa delle città importanti. Siamo nati così tutto il resto è successo talmente in fretta da non capirci niente, ancora oggi siamo qui a farci delle domande: siamo bravi o abbiamo avuto culo?</p>
<p><strong>Come mai la decisione di un nome così italiano?</strong><br />
<strong>RAME</strong> &#8211; Quando iniziammo a fare i primi dischi per la Irma Records alcune recensioni in Inghilterra parlavano miracolosamente di noi e di <strong>spaghetti house</strong> in quel periodo avevamo già usato diversi nomi, ce ne serviva uno definitivo e volevamo che facesse capire la nostra provenienza Pastaboys era perfetto.</p>
<p><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/12/PASTABOYS-recensione-e1449321032132.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/12/PASTABOYS-recensione-e1449321032132.jpg" alt="PASTABOYS-recensione" width="740" height="398" class="aligncenter size-full wp-image-1483" /></a></p>
<p>&nbsp;<br />
<div id="attachment_1492" style="width: 322px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/12/LINK-e1449408288649.jpeg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/12/LINK-e1449408288649-312x470.jpeg" alt="Pastaboys al Link di Bologna in via Fioravanti" width="312" height="470" class="size-medium wp-image-1492" /></a><p class="wp-caption-text">Pastaboys al Link di Bologna in via Fioravanti</p></div><strong>Come vi siete conosciuti?</strong><br />
<strong>RAME</strong> &#8211; Io e Uovo vicini di casa, stesso quartiere stessa discoteca il sabato pomeriggio l&#8217;Euforia stessa sala giochi stessa squadra di calcio, diversa sponda cestistica e questo era un vero problema. Dino è venuto a salvarci.</p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>Com&#8217;era Bologna quando vi siete incontrati per la prima volta? Che locali e situazioni c&#8217;erano?</strong><br />
<strong>RAME</strong> &#8211; A Bologna all’epoca c’erano molti locali il Kinki, il Matis,il Vertigo, l&#8217;Art e si vedevano i primi centri sociali il primo <a href="http://www.notteitaliana.eu/locale/link/" title="Link" target="_blank">Link</a>, il Livello 57 ,l&#8217;isola nel cantiere&#8230; C’era un fermento pazzesco noi sfruttando la residenza d Dino riuscimmo a mettere in piedi al Kinki la nostra prima serata di venerdi, si chiamava <strong>Club of Heroes</strong> il primi due ospiti furono <strong>Barbara Tucker</strong> e <strong>Kerri Chandler</strong> con cui era già nata una bella amicizia.</p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>Ognuno di voi come si è avvicinato per la prima volta al mondo della notte? </strong><br />
<strong>Dino</strong> &#8211; Al Kinki ho visto lavorare per la prima volta dal vivo un dj e da appassionato di musica ho pensato che era il miglior modo per poter esprimere questa passione. </p>
<p><strong>Rame</strong> - Mio padre faceva il dj e io volevo diventare un interprete, avevo altri progetti insomma ma la consolle è femmina&#8230; mi sono innamorato, non ho più voluto fare altro.</p>
<p><strong>Uovo</strong> &#8211; Da molto piccolo avevo dischi di mio fratello in camera di fianco al letto, un giradischi di legno e gomma, mi piacevano, li ascoltavo e li toccavo come se fosse la cosa più naturale che un bimbo di 14 anni potesse fare. Poi dopo qualche anno per puro caso mi portarono in locali dove un ragazzino di 16/17 anni non avrebbe mai scelto di andare spontaneamente&#8230;Ethos Mama Club e Vae Victis, la musica era strana, non comune, e da li mi appassionai al djing e da allora nulla è più cambiato se non il colore della mia barba.</p>

<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/pastaboys/attachment/kerri-chandler-flyer-1/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/12/KERRI-CHANDLER-FLYER-1-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="KERRI CHANDLER FLYER 1" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/pastaboys/attachment/kerri-chandler-flyer-2/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/12/KERRI-CHANDLER-FLYER-2-e1449408691775-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="KERRI CHANDLER FLYER 2" /></a>

<p>&nbsp;<br />
<strong>Qual è stato il primo locale dove avete suonato singolarmente quando non eravate ancora Pastaboys e qual è stato il primo locale dove avete suonato tutti e tre insieme? Che locale era? </strong><br />
<strong>Dino</strong> &#8211; Il mio primo locale è stato il Kinki Club di Bologna. </p>
<p><strong>Rame</strong> &#8211; Il mio primo locale e&#8217; stato il Vertigo a Bologna il secondo doveva essere il kinki ma Dino mi fece il posto, fui poi assunto a gettone all l&#8217;Hollywood di Milano.</p>
<p><strong>Uovo</strong> &#8211; Iniziai alla domenica e al sabato pomeriggio (con Rame) a Bologna all&#8217;Euforia che era il locale che freuquentavamo abitudinariamente, poi dopo un paio di anni di gavetta un mercoledì sera mentre suonavo ad una serata underground, l&#8217;Open House all&#8217;Art, ebbi la fortuna di essere ascoltato da il proprietario del Peter Pan in persona, Gianni Nistico, e per una serie di coincidenze e avvenimenti mi chiese se potevo fare un <strong>provino</strong> (allora esistevano) a Riccione. Ero uno dei Resident più giovani e acerbi della riviera ma fui bravo e fortunato, da quel periodo il mio nome iniziò sentirsi in giro e io iniziai a guadagnare il rispetto di colleghi e addetti ai lavori. Prese il ruolo di ricky montanari che ritornava all&#8217;Echoes, che riapriva, e mi ritrovai a lavorare con i resident che erano Dave Piccioni, Renzo Masterfunk e tra gli altri anche Kid Bachelor.</p>
<p>La prima volta tutti e tre assieme è stata ad un party Folies de Pigalle.</p>

<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/pastaboys/attachment/serate-pastaboys3/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/12/serate-pastaboys3-270x270.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="serate-pastaboys3" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/pastaboys/attachment/serate-trio-pastaboys2/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/12/serate-trio-pastaboys2-270x270.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="serate-trio-pastaboys2" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/pastaboys/attachment/serate-trio-pastaboys/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/12/serate-trio-pastaboys-270x270.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="serate-trio-pastaboys" /></a>

<p>&nbsp;<br />
<strong>Da Bologna è un attimo ad arrivare a Rimini, Riccione, Cattolica, Misano ecc&#8230; come avete vissuto la Riviera Romagnola come dj e magari anche come pubblico?</strong><br />
<strong>Rame</strong> &#8211; Io e Uovo ci siamo ritrovati a lavorare insieme al Peter Pan, un sogno! Eravamo dei bambini, abbiamo vissuto la riviera fin dai primi anni 90 l&#8217;abbiamo abitata insieme a tutti gli altri dj che ne hanno fatto la storia ci siamo cresciuti, in tutti i sensi, mi viene difficile parlarne in poche righe abbiamo suonato da soli in coppia e poi tutti e tre insieme&#8230; all&#8217;Echoes, all&#8217;Ethos Mama Club, al Pascià, al <a href="http://www.notteitaliana.eu/locale/cocorico/" target="_blank">Cocoricò</a>, al Dadada prima che diventasse Prince, poi quindi al Prince al Byblos, al Club dei 99, alla Villa delle rose, al Paradiso&#8230; è stato un periodo irripetibile ne abbiamo davanti altrettanto belli (spero) ma quello non si può ripetere.</p>
<div id="attachment_1498" style="width: 480px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/12/ECHOES-WALL-LIZ.jpeg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/12/ECHOES-WALL-LIZ-470x312.jpeg" alt="Echoes Wall Liz" width="470" height="312" class="size-medium wp-image-1498" /></a><p class="wp-caption-text">Echoes Wall Liz</p></div>
<p><strong>Uovo</strong> &#8211; Rame ha già detto molto, mi limito solo a dire che mi ritengo fortunato ad aver vissuto e ad avere anche solo in piccola parte contribuito assieme ai miei soci nello scrivere una pagina importante del suono e dei rituali della riviera.</p>
<p>&nbsp;<br />
<a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/12/KINKIPASTA.jpeg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/12/KINKIPASTA-352x470.jpeg" alt="KINKIPASTA" width="352" height="470" class="alignright size-medium wp-image-1488" /></a><strong>C&#8217;è un locale a cui vi sentite particolarmente legati? Perché  proprio quello?</strong><br />
<strong>Dino</strong> &#8211; Forse il periodo in cui avevamo tutti e tre la residenza del Kinki, lo sentivamo molto “nostro” musicalmente, gli avevamo dato una linea sonora molto personale.</p>
<p><strong>Rame</strong> &#8211; Il Kinki è stata la nostra casa come lo è stato il Black Box a Ferrara in tempi diversi, personalmente sono molto legato anche all&#8217;Echoes sia come dj che come frequentatore.</p>
<p><strong>Uovo</strong> &#8211; Be&#8217; sicuramente Kinki e anche Echoes.</p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>Visto che l&#8217;avete vissuta: vi va di farmi una panoramica della scena house degli anni 90 suddivisa per Nord, Centro e Sud d’Italia?</strong><br />
è semplice a Jesolo e in veneto comandava la Triade (Leo Mas, Gemolotto, Fabrice). In Toscana il Kama Kama, l&#8217;Insomnia, il Fitzcarraldo e lo Yab con la serata infrasettimanale La Raza e altre realtà che facevano parlare parecchio di loro. A Roma c&#8217;erano diversi gruppi la mia prima esperienza fu al Frankie Go (con Cajmere e Dajaé che presentavano &#8220;Brighter Days&#8221;)</p>
<div class="entry-content-asset"><iframe width="940" height="705" src="https://www.youtube.com/embed/YVfZzIoAjK8?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>A Napoli gli Angels of Love dominavano, in riviera c&#8217;era il &#8220;gotha&#8221; (noi lo chiamavamo cosi) &#8220;giocare&#8221; con loro era come essere convoCati in nazionale, in Umbria il Red Zone era una vera potenza, a Milano c&#8217;era il Matmos ma anche lo Scandal e lo stesso Plastic mi facevano partire per andare a ficcare il naso al Nord, dove c&#8217;erano anche Mazoom, Alter Ego e poi Fluid.</p>
<p><strong>Com&#8217;erano tutti questi locali anche architettonicamente parlando?</strong><br />
<strong>Dino</strong> - C’erano locali moderni per l’epoca perchè molto minimalistici come c’erano molto locali che avevano un’architettura anni 80 ed erano stati solo un pò riadattati. L&#8217;uomo dei locali che doveva aver avuto molto successo era l&#8217;architetto Tausani, in quel periodo penso che abbia progettato la meta dei locali italiani.</p>
<div id="attachment_1489" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/12/pastaboys-distesi-sul-pavimento-del-kinki.jpeg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/12/pastaboys-distesi-sul-pavimento-del-kinki.jpeg" alt="Pastaboys distesi sul pavimento del Kinki" width="1024" height="682" class="size-full wp-image-1489" /></a><p class="wp-caption-text">Pastaboys distesi sul pavimento del Kinki</p></div>

<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/pastaboys/attachment/kinki-2/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/12/KINKI-2-270x270.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Pastaboys al Kinki" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/pastaboys/attachment/kinki-4/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/12/KINKI-4--270x270.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Pastaboys al Kinki" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/pastaboys/attachment/kinki-opening-1999/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/12/KINKI-OPENING-1999-270x270.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Pastaboys al Kinki" /></a>

<p>&nbsp;<br />
<strong>Ci sono delle persone a cui siete particolarmente legati per il vostro successo?<br />
</strong>Domanda difficile&#8230; in 20 anni abbiamo incontrato tante persone, dobbiamo molto allo staff della Irma Records: Cesare Cera, Umbi Damiani e i nostri fonici storici Ricky Ohm Guru Rinaldi, Alessandro &#8220;maestro&#8221; Garofalo il nostro tastierista storico e Guido Caliandro senza i quali non avremmo neanche acceso un computer. Ma dobbiamo molto anche a gente come Louie Vega, Frankie knuckles, Kerri Chandler, Tony Humpries o Derrick May  amici e mentori sempre pronti a supportarci. </p>
<p><strong>Gli anni 90 sono stati il periodo d&#8217;oro della notte italiana, poi qualcosa si è inceppato, cosa secondo voi?</strong><br />
C&#8217;è stato un calo fisiologico. Oggi c&#8217;è molta più proposta musicale ma meno senso di appartenza al club, prima l&#8217;attenzione verteva sul luogo e non sui dj. La gente sembra essere regredita nell&#8217;esigenza di ascolto e di esperienza, molte volte si accontenta di portare a casa il feticcio, la foto, seguire l&#8217;eroe irraggiungibile del momento, manca il focus su quello che è davvero favoloso, oggi conta soltanto quello che viene venduto bene e chiaccherato. Ogni poi cosa cambia molto più rapidamente: se prima era difficile oggi e&#8217; quasi impossibile durare per 20 anni.</p>
<div id="attachment_1491" style="width: 760px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/12/pastaboys-oggi-e1449327858797.jpeg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/12/pastaboys-oggi-e1449327858797.jpeg" alt="Pastaboys oggi" width="750" height="509" class="size-full wp-image-1491" /></a><p class="wp-caption-text">Pastaboys oggi</p></div>
<p><strong>Oggi cosa ci portiamo dietro di quegli anni? Solo cose positive o c&#8217;è qualcosa che ha contaminato l&#8217;oggi che non riusciamo più a tirare via dal mondo della notte?</strong><br />
<strong>Dino</strong> &#8211; Senza quegli anni oggi non ci sarebbe niente di niente , da allora non è successo nulla di realmente rivoluzionario. Ci portiamo dietro un grande bagaglio   di esperienza e al limite l&#8217;orgoglio di poter dire io c&#8217;ero, ma poi si va avanti: la malinconia non serve a nessuno.</p>
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<p> <br />
<strong>E guardando verso il futuro come vedete il futuro del clubbing nostrano?</strong><br />
<strong>Dino</strong> &#8211; Non penso che si possa più parlare di clubbing nostrano paradossalmente eravamo più internazionali quando eravamo italiani, la globalizzazione ci ha assorbito a volte sembriamo la colonia di questo e di quello: manca network, mancano investitori, in certi casi manca la comunicazione.</p>
<p><strong>Parlatemi dei vostri progetti solisti e dei progetti futuri del trio.</strong><br />
In realtà questo potrebbe essere l&#8217;ultimo ballo per i Pastaboys, questo ce lo diciamo da sempre prima di ogni serata: provaci tu a stare con questi ogni giorno! Scherzi a parte  finite le celebrazioni del ventennale ci prenderemo un meritatissimo periodo di pausa come gruppo anche per dedicarci ai nostri progetti individuali, chi vivrà vedrà, si dice così no?</p>
<p><strong>Salutateci con un pezzo che mette d&#8217;accordo tutti e tre (ma non scannatevi!).<br />
</strong><br />
Rame : Con questa domanda quello che rischia di essere scannato sei tu! Come fai a chiederci un solo pezzo?!? E soprattutto quando mai siamo andati d&#8217;accordo tutti e tre?!<br />
sceglio tu per noi.</p>
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		<title>Underground fluid called Matmos</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2015 22:43:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Marco Tini ed io ci conoscemmo nella seconda metà degli anni &#8217;80. Ovviamente, di notte. Quando, fuori dai locali, amavamo perderci in discorsi sulle esigenze di rinnovamento della nightlife. E sulla necessità di permeare gli appuntamenti danzanti di un substrato culturale. Magari, di matrice pop, perché più facilmente comunicabile. Ogni serata, ogni evento, ogni one­-night &#8230; <a href="https://www.notteitaliana.eu/storie/underground-fluid-called-matmos/">Continued</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Marco Tini ed io ci conoscemmo nella seconda metà degli anni &#8217;80. Ovviamente, di notte.<br />
Quando, fuori dai locali, amavamo perderci in discorsi sulle esigenze di rinnovamento<br />
della nightlife. E sulla necessità di permeare gli appuntamenti danzanti di un substrato<br />
culturale. Magari, di matrice pop, perché più facilmente comunicabile. Ogni serata, ogni<br />
evento, ogni one­-night andava giustificata, spiegata e raccontata. Perché il prossimo<br />
doveva avere sufficienti motivi per parlarne con i suoi simili. A forza di domande e risposte facevamo l&#8217;alba. Proprio come quella volta, quando Marco mi anticipò l&#8217;idea della sua nuova scommessa. Si sarebbe chiamata Matmos. Perché voleva strizzare l&#8217;occhio a Barbarella, cult­movie di Roger Vadim, datato 1968. Perché l&#8217;interprete, Jane Fonda, era la prima donna sexy dello spazio, degna erede della precedente serata di successo di Marco, Sin (Peccato), in scena al Carisma di via Santa Maria Segreta.</p>
<p>Perché Marco, al Primadonna (inteso come club), ci aveva lavorato davvero, qualche anno prima. E perché Matmos era una sostanza che nel film influenzava la vita degli abitanti della futuribile città di Sogo, ma che lo avrebbe dovuto continuare a fare anche nella Milano di allora. Una sostanza che nella versione inglese della trama suonava assai bene: Underground fluid called Matmos&#8230;. Nemmeno a dirlo, il locale ospitante avrebbe dovuto gravitare sotto terra. Ed il fluido non avrebbe potuto esimersi dal trasmettere energia musicale. Ci avevamo perso qualche ora, ma tutto filava alla perfezione. Tutte le domande, anche quelle volutamente traboccanti di non-sense, avevano una risposta.</p>
<p>Potevamo andare a dormire. Marco tornava a casa con la legittimazione del suo nuovo gioiello. Che, purtroppo, si godette poco. Perché il colpo di sonno di quella mattina privò la nightlife di un art director lungimirante ed il sottoscritto di un amico con cui argomentare fino allo sfinimento. Appresi la notizia a Riccione, in viale Ceccarini, poche ore dopo. Mi ritrovai a girare avanti ed indietro per un luogo della movida italica ed a parlare a voce alta, cercando uno, cento, mille perché, come se Marco fosse ancora lì, al mio fianco. Era giorno, ma per me fu subito notte.</p>
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		<title>Matmos</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2015 13:27:20 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[Forse, ci vorrebbero papiri per raccontare la storia del Matmos, ma alle inutili lungaggini noi preferiamo un racconto breve e ricco di significati. Del resto, è la stessa storia della nightlife a parlare chiaro: sono molti, infatti, i &#8220;club night&#8221; o clubs leggendari caratterizzati da una vita non lunga, ma intensa e forgiante. Non dispersiva, &#8230; <a href="https://www.notteitaliana.eu/storie/matmos/">Continued</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Forse, ci vorrebbero papiri per raccontare la storia del Matmos, ma alle inutili lungaggini noi preferiamo un racconto breve e ricco di significati.</p>
<p>Del resto, è la stessa storia della nightlife a parlare chiaro: sono molti, infatti, i &#8220;club night&#8221; o clubs leggendari caratterizzati da una vita non lunga, ma intensa e forgiante. Non dispersiva, ma foriera di un percorso ben definito, i cui contorni netti e delimitati finiscono con il fungere da comune denominatore. Ebbene, Matmos esprime il concetto pienamente, con una storia bella, importante e densa di momenti indimenticabili, nel bene e nel male. Semplificando, Matmos è un viaggio che ha contribuito a cambiare profondamente il corso della storia del nightclubbing italiano e, più in particolare, di una Milano creativa e propositiva come quella di fine anni &#8217;80 ed inizio &#8217;90.</p>
<p>A differenza di realtà provinciali che spesso prediligevano la ricerca della qualità musicale, il capoluogo lombardo viveva (arrogante e vanitoso) di mode, vittima di quel cliché che lo voleva necessariamente &#8220;up to date&#8221;, ma soprattutto costretto ai ritmi veloci e serrati imposti dalla sua stessa immagine.</p>
<p>Ora la situazione è leggermente diversa, grazie al proliferare di progetti artistici e musicali di matrice underground, magari sempre modaioli, ma in qualche modo più attenti a proposte alternative e non necessariamente fashion.</p>
<blockquote><p>Milano viveva (arrogante e vanitosa) di mode, vittima di quel cliché che la voleva necessariamente &#8220;up to date&#8221;, ma soprattutto costretta ai ritmi veloci e serrati imposti dalla sua stessa immagine</p></blockquote>
<p>Sotto questo aspetto Il Matmos è stato, con poche altre realtà, tipo Il Principe, Plastic, Pussy Galore&#8217;s, qualche sparuto &#8220;Illegal Party&#8221; ed i primi after hour, un autentico toccasana per chi aveva voglia di &#8220;underground&#8221;. Il suo merito principale fu quello di infondere nei giovani clubbers la certezza di sonorità destinate a rimanere indelebili. Al punto tale che lo scorrere del tempo le ha incanalate sotto forma di una sorta di messaggio tramandato di generazione in generazione, fino a raggiungere il pubblico odierno, cresciuto per numero e competenza, ormai avvezzo a proposte innovative.</p>
<p>È molto probabile che situazioni, abitudini, attitudini, clubs e serate underground non avrebbero visto la luce senza i coraggiosi (per quell&#8217;epoca) esperimenti targati Matmos, Diabolika, Vae Victis, Movida, Principe, Mazoom e pochi altri, sparsi lungo la Penisola.</p>
<p>Matmos viene creato dalla mente intraprendente e vagamente folle di Marco Tini, vero prototipo di quello che diventerà l&#8217;art director all&#8217;interno dei clubs, creatore di contenuti, dallo scouting artistico al lavoro di pubbliche relazioni, catalizzatore del mood di una città che chiede disperatamente qualcosa di nuovo.</p>
<p>Marco si fa carico di questa necessità e, dopo precedenti esperienze in locali new wave-<br />
elettronici, crea il punto d&#8217;incontro ideale tra moda, comunicazione, immagine ed i bagliori di una rivoluzione musicale chiamata house music. Tutto ciò, adesso, potrebbe apparire scontato, ma lo era assai meno in quel preciso periodo storico.</p>
<p>Le consolle create da Marco sono un esempio della sua acutezza in fatto di competenza<br />
musicale, scenografica, sociale e artistica tout court. I nomi dei residents del Matmos sono da brividi: da Ralf ad Andrea Gemolotto, da Luca Colombo a Bruno Bolla, da Jackmaster Pez a Giorgio Matè, tutti gia&#8217; conosciuti ma agli albori delle proprie carriere. Ebbene, il Matmos si rivelerà un vero trampolino di lancio per tutti!</p>
<blockquote><p>Marco dà molto spazio ai propri residents, li responsabilizza, li supporta, li promuove, segna in parte i loro percorsi. Oggi succede il contrario: spesso dei resident si sa poco, mentre la forza dell’evento dipende dal guest altisonante </p></blockquote>
<p>Il suono del Matmos era marcatamente house con sfumature deep e garage che i resident fanno propri pur proveniendo da differenti esperienze sonore, come la new beat per Luca<br />
Colombo o l&#8217;acid jazz per Bruno Bolla. I locali che hanno ospitato il Matmos<br />
rappresentano uno spaccato della vita notturna milanese, dal Cafè Blue di Piazza Velasca (primo della lista nell&#8217;autunno del 1990 ) al Linea di Piazzetta Giordano , dal Lizard di Largo La Foppa (ora The Club ) al Rage alle colonne di San Lorenzo.<br />
&nbsp;<br />
Anche per i pochissimi guest, a rotazione, Matmos rappresenta un biglietto da visita importante: e stiamo parlando di dj quali Flavio Vecchi, Ricky Montanari, Leo Mas e Claudio Coccoluto.</p>
<p>Ma non basta. Alcuni nomi leggendari dell&#8217;house music riscuotono il loro primo assegno &#8220;Italiano&#8221; proprio da Marco: Derrick May, Frankie Knuckles, Kid Batchelor &#8230;</p>
<p>A volerli contare tutti, non sono però molti i guest italiani e stranieri chiamati a proporre le loro gig al Matmos, perché Marco dà molto spazio ai propri residents, li responsabilizza, li supporta, li promuove, segna in parte i loro percorsi. Oggi succede il contrario: spesso dei resident si sa poco, mentre la forza dell&#8217;evento dipende essenzialmente dal guest altisonante. Per di più, il tam tam dei pierre non funziona se non c&#8217;e il supernome (che spesso si rivela deludente e comunque inferiore ai residents).</p>
<p>Al Matmos l&#8217;evento è il Matmos e il suo staff: un lavoro di selezione meticoloso, di musica, colore, immagine. Niente altro. Le differenze con altre one night del periodo sono sostanziali, più gay oriented e trasgressivo il Pussy Galores, più modaiolo ed in vena ibizenca il Principe, più tipicamente milanese il Matmos, ma per tutti il comune denominatore e la straordinaria cura della qualità musicale.</p>
<div id="attachment_1460" style="width: 950px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/djmatmos.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/djmatmos-1024x701.jpg" alt="Giorgio Matè. Luca Colombo, Bruno Bolla, Jackmaster Pez" width="940" height="643" class="size-large wp-image-1460" /></a><p class="wp-caption-text">Giorgio Matè, Luca Colombo, Bruno Bolla, Jackmaster Pez</p></div>
<p>L&#8217;ultimo guest straniero al Matmos sarà Roger Sanchez, purtroppo destinato a non ricevere il proprio cachet dalle mani di Marco, che nel frattempo ci lascia, vittima di un assurdo incidente stradale sulla Milano-­Venezia. Era diretto al Mazoom e quella mattina, dalla consolle del locale, a dare il triste annuncio provvede un affranto Leo Mas.</p>
<p>Lucia e Isa, le fedeli collaboratrici di Marco, proseguono il solco tracciato da una mente geniale, regalando al pubblico italiano stagioni strepitose come quella andata in scena al Lizard, probabilmente il punto più alto (a livello di numero di presenze) di una stupenda avventura, i cui titoli di coda vanno in scena sul finire del 1994. I motivi dello stop, forse prematuro, sicuramente foriero di grandi rimpianti fra i clubgoers, furono molteplici, non ultimo qualche tentativo di sabotaggio ordito da organizzazioni concorrenti, che avrebbero fatto di tutto pur di raccoglierne l&#8217;eredità. Tentativo vano, perché nell&#8217;immaginario collettivo il Matmos assume le sembianze di un appuntamento unico ed irripetibile. Una leggenda della nightlife italiana.</p>
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		<title>Bruno Bolla</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2015 20:14:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Bruno Bolla è un dj attento, preparato e modesto. Preso in giro dagli amici più grandi perché aveva un gusto musicale diverso e più ricercato, si rifà presto quando poi gli stessi amici andranno a ballare la sua musica con lui in consolle. Sulla scena dagli anni 80, stregato dai rave di Manchester, con lui &#8230; <a href="https://www.notteitaliana.eu/persone/bruno-bolla/">Continued</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Bruno Bolla è un dj attento, preparato e modesto. Preso in giro dagli amici più grandi perché aveva un gusto musicale diverso e più ricercato, si rifà presto quando poi gli stessi amici andranno a ballare la sua musica con lui in consolle. Sulla scena dagli anni 80, stregato dai rave di Manchester, con lui scopriamo nomi di locali milanesi mai sentiti e una delle prime one night house di Milano: il Matmos che vedeva tra i resident dj, oltre a Bruno, anche Luca Colombo e Jackmaster Pez e come regular guest Ralf, Flavio Vecchi e Ricky Montanari. <a href="https://www.facebook.com/events/1536087643347518/" title="Matmos 25 anni evento" target="_blank">Matmos quest&#8217;anno festeggia 25 anni</a>  ed è un&#8217;ottima occasione per fare due chiacchiere con Bruno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come e quando ti sei avvicinato alla musica? Dove andavi a recuperare i dischi? Che generi musicali suonavi agli inizi?</strong><br />
<strong>Bruno Bolla</strong>: Mi sono avvicinato alla musica molto giovane ascoltando vecchi 45 giri di una zia che ascoltava per lo più pop e musica italiana, generi che ho abbandonato molto presto in verità. Per alcuni anni compravo dischi da un elettricista vicino casa, ma il budget a disposizione era abbastanza misero quindi ogni tanto aspettavo che si distraesse per fregargliene qualcuno&#8230; spero non mi scopra dopo questa intervista!<br />
In quegli anni non c&#8217;erano ancora i negozi che facevano importazione, poi quando nacque l&#8217;idea del djing frequentavo negozi come Pacha Records e Goody Music. Era il 1978 più o meno. Successivamente quando iniziavo a potermi considerare un dj andavo soprattutto da Mariposa, al Bazaar di Pippo, da Buscemi e tanti altri che erano in realtà delle librerie con il repartino dedicato al vinile.</p>
<p><strong>Eri uno che andava a ballare? Che locali frequentavi a Milano e in Italia? Com&#8217;era la scena milanese del clubbing quando tu andavi a ballare?</strong><br />
<strong>B.B.</strong>: Inizialmente non frequentavo affatto le discoteche, ero in una compagnia di amici più grandi di me e frequentavamo circoli dove si parlava di musica ma soprattutto di politica, le disco le vedevamo tutt&#8217;altro che bene. Si ascoltava prog­rock e di dance neanche a parlarne. La svolta avvenne quando iniziai a frequentare amici che andavano alla <a title="Baia degli angeli" href="http://www.notteitaliana.eu/locale/baia-degli-angeli/" target="_blank">Baia degli Angeli</a>, me ne parlavano molto ma ero troppo piccolo e non potevo seguirli.</p>
<div id="attachment_1365" style="width: 592px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2014/12/interno-les-cigales.jpg"><img class="size-full wp-image-1365" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2014/12/interno-les-cigales.jpg" alt="Interno de Les Cigales di Bedizzole (Brescia) , 1979" width="582" height="363" /></a><p class="wp-caption-text">Interno de Les Cigales di Bedizzole (Brescia) , 1979</p></div>
<p>Un sabato sera finalmente mi portarono in un club sul Lago di Garda, molto più vicino rispetto alla Baia, si chiamava Les Cigales (locale che abbiamo già incontrato nell&#8217;intervista a <a title="Beppe Loda" href="http://www.notteitaliana.eu/persone/beppe-loda/" target="_blank">Beppe Loda</a>, ndr.). Rimasi folgorato. Suonavano Rubens e Mozart e la musica era tutt&#8217;altro che commerciale, molto diversa dai suoni che si sentivano nei club milanesi, suonavano funk e le prime cose afro di artisti pop come Peter Gabriel o Mick Fleetwood.</p>
<p>Ci trovavo delle analogie con quello che ascoltavo in quel periodo, mi piaceva molto quell&#8217;ambiente post-hippy abbastanza distante del fighettismo milanese e posti come il <a title="Daniele Baldelli" href="http://www.notteitaliana.eu/persone/daniele-baldelli-baia-imperiale/" target="_blank">Cosmic</a> ed il <a title="Beppe Loda" href="http://www.notteitaliana.eu/persone/beppe-loda/" target="_blank">Typhoon</a> arrivarono dopo. Tornai a casa e mi ricordo che feci molta fatica a prendere sonno. Da quel giorno iniziai a cercare funk, soul e disco disperatamente.<br />
I miei vecchi amici mi cristarono in ogni modo ma poi a distanza di anni me li ritrovai al Viridis, la mia prima residenza importante, a sentire di venerdì notte il mio mix di soul, funk, afro ed elettronica. Fu una piccola rivincita dopo essermi preso insulti inenarrabili.</p>
<p><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/viridis.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/viridis-353x470.jpg" alt="viridis" width="353" height="470" class="alignleft size-medium wp-image-1465" /></a></p>
<p><strong>È il Viridis quindi il primo club che ti vede per la prima volta come resident in consolle?</strong><br />
<strong>B.B.</strong>: Prima del Viridis suonavo per lo più in feste nell&#8217;hinterland milanese, molti erano mini circoli. La scena club milanese mi interessava pochino, c&#8217;erano bravi dj ma la musica non mi convinceva<br />
Il Viridis sì è stata la mia prima residenza: era un piccolo club dove potevi osare di tutto, era un po&#8217; la risposta milanese a club del centro italia come lo <a title="Slego" href="http://notteitaliana.eu/locale/slego/" target="_blank">Slego</a> ed il Tenax, era un vero club alternativo, era a San Giuliano Milanese ed era aperto fino alle 3, poi una buona parte del suo pubblico faceva tappa al Plastic fino a chiusura. Mi ricordo che in quel periodo (1984 &#8211; 1988) era un po&#8217; la prassi, da qui forse la fama del Plastic, ultima tappa del tour notturno milanese (non per qualità ovviamente).<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
Purtroppo le foto del Viridis sono abbastanza rare, qualcuna carina l&#8217;aveva Melo Boscarino (fotografo e a sua volta dj del Viridis prima di me) ma non le trova più.<br />
Ci tengo a precisare che la fama del Viridis era dovuta ad una programmazione musicale super alternativa che andava dal dark all&#8217;industrial, dal punk alla new wave passando per il northern soul, insomma un contenitore di musica non commerciale.</p>
<p>Tornando a me mi piace ricordare che nel 1986 -1987 portai per primo a Milano i dj di punta del fenomeno afro-funk-electro come Mozart, Rubens, Daniele Baldelli, Claudio Tosi Brandi (TBC) e Beppe Loda (un po&#8217; il mio maestro e grande amico).</p>
<p>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/bruno-bolla/attachment/la-member-card-del-medici-13-storica-sede-del-jazid/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/La-member-card-del-Medici-13-storica-sede-del-Jazid-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="La member card del Medici 13 storica sede del Jazid" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/bruno-bolla/attachment/bruno-bolla-e-constantine-weir-dei-galliano-al-jazid-pic-di-milo-gualano/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/Bruno-Bolla-e-Constantine-Weir-dei-Galliano-al-Jazid-Pic-di-Milo-Gualano-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Bruno Bolla e Constantine Weir dei Galliano al Jazid - © Milo Gualano" /></a>
<br />
<strong>Poi negli anni 90 le cose iniziano a cambiare.</strong><br />
<strong>B.B.</strong>: Nei primi anni 90 Milano era scoppiettante, i clubs iniziarono davvero ad avere una dimensione internazionale e generi come l&#8217;house, l&#8217;acid jazz e l&#8217;hip ­hop erano nel loro momento di maggiore splendore. Sì, Milano in quegli anni se la giocava davvero bene grazie a club come il Plastic e one night splendide come Principe, Pussy Galore&#8217;s, Caffè Caribe, TuttiFrutti, Jazid e Matmos. Sicuramente ne dimentico qualcuna e non ci rimangano male quelli che non ho citato, ma a mio parere queste erano le più belle.</p>
<p><div id="attachment_1466" style="width: 280px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/Claudio-Coccoluto-Pussy-Galore-Le-Cinemà.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/Claudio-Coccoluto-Pussy-Galore-Le-Cinemà-270x270.jpg" alt="Claudio Coccoluto @ Pussy Galore c/o Le Cinemà, Milano 1992-93 - The Vogue Night " width="270" height="270" class="size-thumbnail wp-image-1466" /></a><p class="wp-caption-text">Claudio Coccoluto @ Pussy Galore &#8211; Le Cinemà, Milano &#8217;92-&#8217;93 &#8211; The Vogue Night © Giuliano Plorutti</p></div><br />
<strong>Dov&#8217;erano tutte queste one night?</strong><br />
<strong>B.B.</strong>: Il Principe era di scena in viale Bligny in una sala da ballo che normalmente faceva liscio e similari, quella che adesso si chiama Tropicana, cosi come il Caffè Caribe era di scena in via Procaccini all&#8217;Apollo Dancing. Era abbastanza di moda andare a riesumare questi luoghi generalmente dedicati a un pubblico più adulto (un po&#8217; come succede oggi per le balere, ndr).<br />
Pussy Galore&#8217;s ha cambiato molte location ma quelle che mi ricordo di più sono il Belle Epoque e Le Cinemà in via Ricciarelli. Il Tutti Frutti in inverno era al Time di Corso Lodi e, in estate, al Parco delle Rose in quello conosciuto oggi come il Borgo. </p>
<p>Il Jazid è stato in via Medici 13, successivamente al Fronte del Porto in darsena-navigli (dove un tempo c&#8217;era il barcone del ristorante Rosso Pomodoro), poi al Madame Cloude, che era il Linea, in Piazzetta Giordano, e infine per un brevissimo periodo, nell&#8217;appena nato Magazzini generali.</p>
<p>Va detto che ho tralasciato di citare importanti club che avevano anticipato tutti questi. Il Si o Si (in pratica il proto-Plastic) in via Vittadini. Il No-ties in zona Cairoli, il Primadonna in San Babila, L&#8217;amnesie in zona Corso 22 marzo ), Il Mandala (che poi divennE l&#8217;Hollywood), L&#8217;Odissea 2001 in via Forze Armate, quest&#8217;ultimo si contendeva con il Rolling Stones e con il Punto Rosso di Piazzale Lagosta la palma di locale di musica rock di MIlano.</p>
<div id="attachment_1454" style="width: 950px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/Bruno-Bolla-allo-Shocking-1989.jpg"><img class="size-large wp-image-1454" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/Bruno-Bolla-allo-Shocking-1989-1024x778.jpg" alt="Bruno Bolla @ Shocking Club 1989" width="940" height="714" /></a><p class="wp-caption-text">Bruno Bolla @ Shocking Club 1989</p></div>
<p>&nbsp;<br />
<strong>Raccontaci anche com&#8217;erano queste one night e in cosa si differenziavano.</strong></p>
<div id="attachment_1471" style="width: 280px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/1017460_10204978233328928_7476491912974581391_n.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/1017460_10204978233328928_7476491912974581391_n-270x270.jpg" alt="Pubblico del Matmos © Francesca Ghandini" width="270" height="270" class="size-thumbnail wp-image-1471" /></a><p class="wp-caption-text">Pubblico del Matmos © Francesca Ghandini</p></div>
<p><strong>B.B.</strong>: Il Principe aveva connotati musicali balearici, un pubblico selezionato di pubblicitari, professionisti e creativi. Un mood che riprendeva gli umori dell&#8217;Ibiza summer of Love 1986-1987.<br />
Il Pussy Galore musicalmente era molto filo-inglese con musica ad alta energia ed un pubblico trasgressivo, colorato e molto gay oriented.<br />
Caffe Caribe era in voga per una ricerca musicale a 360 gradi con escursioni dal beat, al soul, passando per la musica italiana. Il pubblico era adulto, elegante e ricercato.<br />
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<div id="attachment_1472" style="width: 280px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/10855062_10204978234888967_4128282158046628867_o.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/10855062_10204978234888967_4128282158046628867_o-270x270.jpg" alt="Pubblico del Matmos © Francesca Ghandini" width="270" height="270" class="size-thumbnail wp-image-1472" /></a><p class="wp-caption-text">Pubblico del Matmos © Francesca Ghandini</p></div></p>
<p>Al Jazid musicalmente si puntava su suoni acid jazz, funk e rare groove, con live occasionali sempre sul genere. Il pubblico era molto colto a livello musicale con un misto tra radical chic, universitari, creativi e stranieri.<br />
Il Tutti Frutti era un contenitore musicale molto open con ben tre dancefloor: house , classics, acid jazz e hip-hop. Il pubblico era super modaiolo e spesso proveniente da fuori Milano.<br />
Il Punto Rosso era il riferimento per i suoni rock ed il primo rap. Pubblico vario ed informale.<br />
Il nostro Matmos era il tempio del sabato per l&#8217;house sia di stampo deep che garage per pubblico misto, attento musicalmente e con anche una discreta presenza gay.<br />
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<strong>Ecco raccontaci del <a href="http://notteitaliana.eu/storie/matmos/" title="Matmos" target="_blank">Matmos</a> che ti ha visto protagonista in consolle.</strong><br />
<strong>B.B.</strong>: Il Matmos nacque nel 1990 ma io arrivai nel 1991. Conoscevo Marco Tini, il suo creatore, dai tempi del Viridis, in realtà abitavamo addirittura nella stessa via ma non ci eravamo mai frequentati. Un giorno venne al Lizard dove ero dj resident, mi prese da parte e mi disse che gli piaceva molto la chiave con cui mischiavo house, down beat elettronico e alcune cose Detroit techno. Il Lizard era un locale musicalmente all&#8217;avanguardia ma con un pubblico modaiolo che a Marco sarebbe piaciuto vedere ballare nel contesto underground del Matmos. Così nacque l&#8217;idea di portarmi a fare il set di chiusura al Matmos (che era al Linea di Piazzetta Giordano) una volta al mese. I dj erano Gemolotto, Colombo e Jackmaster Pez, il mio suono era leggermente diverso dal loro e questo a Marco Tini piaceva molto. Mi chiese se volevo diventare resident dalla stagione successiva, non potevo dirgli di no anche se staccarmi dal mio gruppo di pr delle Fous de L&#8217;ile, con cui ero da anni, mi costava molto.</p>
<div id="attachment_1460" style="width: 950px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/djmatmos.jpg"><img class="size-large wp-image-1460" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/djmatmos-1024x701.jpg" alt="Giorgio Matè. Luca Colombo, Bruno Bolla, Jackmaster Pez" width="940" height="643" /></a><p class="wp-caption-text">Giorgio Matè. Luca Colombo, Bruno Bolla, Jackmaster Pez</p></div>
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<div id="attachment_1449" style="width: 362px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/1915310_1280460455387_336961_n.jpg"><img class="size-medium wp-image-1449" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/1915310_1280460455387_336961_n-352x470.jpg" alt="Flayer Matmos @ Linea " width="352" height="470" /></a><p class="wp-caption-text">Flayer Matmos @ Linea</p></div></p>
<p>Il nuovo club che avrebbe ospitato il Matmos era il Carisma, vicino Piazza Cordusio. Purtroppo non ci suonai mai perché Marco scomparve a causa di un incidente stradale. Subentrarono così dinamiche troppo lunghe da spiegare e il Matmos inaugurò ugualmente al Carisma ma io non me la sentivo di suonarci. Il caso però volle che Isabella e Lucia, prime collaboratrici di Marco, portarono il Matmos a casa mia, cioè al Lizard.<br />
Da quel giorno sono stato fisso in consolle con Luca Colombo e Jackmaster Pez, colleghi che stimavo e stimo tuttora. Matmos poi cambiò ancora location, prima al Rage e l&#8217;ultimo anno all&#8217;ex Cafè Blue, che era stata anche la location che vide nascere il progetto del 1990. Furono anni bellissimi ma forse si iniziava a sentire la mancanza della guida artistica di Marco e quell&#8217;ultimo anno (1994) fu il canto del cigno.</p>
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<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/bruno-bolla/attachment/matmos-lizard/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/matmos-lizard-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Matmos @ Lizard - 1992" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/bruno-bolla/attachment/matmos-front-rage/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/matmos-front-rage-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Matmos @ Rage - 1993" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/bruno-bolla/attachment/matmos-rage-retro/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/matmos-rage-retro-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Matmos @ Rage - 1993" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/bruno-bolla/attachment/matmos-blue/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/matmos-blue-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Matmos @ Beau Geste - 1994" /></a>
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<strong>Nel frattempo tra la fine degli anni 80 e i primi 90 in riviera romagnola inizia a imporsi l&#8217;house in molti locali simbolo penso all&#8217;Ethos, al Club dei 99, al Cocoricò e via di dicendo. Come vivi tu questo fermento rivierasco? Andavi a ballare e a suonare da quelle parti?</strong><br />
<strong>B.B.</strong>: Ho sempre avuto un rapporto abbastanza distaccato dalla riviera Romagnola, non per snobismo certamente, ma non ci ho lavorato più di tanto. Fui resident un anno al Symbol di San Marino e guest all&#8217;Echoes, ma le mie apparizioni erano rare. Ho tantissimi amici dj che suonano e hanno suonato lì ma per quello che mi riguarda non è mai scattata la scintilla, non c&#8217;è stata l&#8217;opportunità&#8230; ho sempre avuto l&#8217;impressione ci fosse una competizione eccessiva, sia tra i dj che tra gli addetti ai lavori in genere, troppa pressione. Non mi appassionava più di tanto, anche se fare qualcosa in più mi sarebbe piaciuto perché i club da quelle parti erano curati nei particolari. Per alcuni anni c&#8217;è stata una gran bella scena.</p>
<div id="attachment_1453" style="width: 950px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/Bruno-Bolla-con-Ralf-Bologna.jpg"><img class="size-large wp-image-1453" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/Bruno-Bolla-con-Ralf-Bologna-1024x673.jpg" alt="Bruno Bolla e Ralf a Bologna" width="940" height="617" /></a><p class="wp-caption-text">Bruno Bolla e Ralf a Bologna</p></div>
<p>&nbsp;<br />
<strong>Dopo il boom degli anni 90 cosa succede, dove andavi a suonare di solito e come hai visto cambiare la scena clubbing italiana?</strong><br />
<strong>B.B.</strong>: Dal 2000 in poi si è un po&#8217; perso l&#8217;effetto novità ma l&#8217;evoluzione musicale non mi è dispiaciuta, compravo dischi come non mai&#8230; Forse ha iniziato a venire meno il concetto di clubbing per come lo intendevo io, ma è stato nuovamente divertente. Sono cambiate le abitudini, magari c&#8217;è stato meno spazio per le situazioni super specializzate, i big club hanno incorporato stili diversi, io stesso ho avuto una residenza di dieci anni al Cafè Solaire di Milano (un posto da più di 5000 persone), è iniziata l&#8217;epoca dei grossi festival legati alla musica elettronica concepita dai dj, insomma è cambiato un mondo. La figura del dj, ad esempio, si è un po&#8217; distorta: si e&#8217; persa l&#8217;essenza di un ruolo che è underground per antonomasia.</p>

<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/bruno-bolla/attachment/bruno-bolla-con-gilles-peterson-gig-del-1999-al-rolling-stones/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/Bruno-Bolla-con-Gilles-Peterson-gig-del-1999-al-Rolling-Stones-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Bruno Bolla &amp; Gilles Peterson @ Rolling Stone 1999" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/bruno-bolla/attachment/flyer-heads-up-2/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/Flyer-Heads-Up-2-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Flyer Head Up! by Guido D&#039;Annunzio 1999" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/bruno-bolla/attachment/bolla-solaire/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/bolla-solaire-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Bruno Bolla @ Cafè Solaire" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/bruno-bolla/attachment/flyer-cafe-solaire-2/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/Flyer-Cafe-Solaire-2-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Programmazione Cafè Solaire - Milano, 2001" /></a>

<p>Mi sembra che Guetta e similari siano un&#8217;altra cosa, molta immagine e marketing. Li trovo molto meno interessanti con pre-set e scenografie che mi sembrano più vicini a un concerto di una band rock, senza averne però la stessa valenza artistica. Secondo la mia visione sono due cose diverse e comunque io pagherei per un concerto di una band di rock&#8217;n&#8217;roll non certo per un one man show artificialmente costruito. Molte cose così che riguardano i dj (non tutte) mi sembrano delle cialtronate.</p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>In concomitanza con le serate inizia anche la tua attività come dj radiofonico, producer e giornalista (per Discoid). Quanto erano importanti le radio e quali radio c&#8217;erano che parlavano di clubbing? Raccontaci come si è forgiato il tuo gusto musicale a livello di produzioni. Quali erano i magazine o i primi siti web che parlavano di musica (anche elettronica) e di clubbing italiani?</strong></p>
<div id="attachment_1450" style="width: 340px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/Eclectic-jazz-by-Bruno-Bolla.jpg"><img src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/03/Eclectic-jazz-by-Bruno-Bolla-330x470.jpg" alt="Discoid Magazine" width="330" height="470" class="size-medium wp-image-1450" /></a><p class="wp-caption-text">Discoid Magazine</p></div>
<p><strong>B.B.</strong>: Nel 1995 insieme a Gianni Bedori e Cesare Mazzuccato ho curato il programma Dancefloor Jazz di RadioRai 2. Poi nel 1999 inizia l&#8217;esperienza a Radio Montecarlo, per me fondamentale. Il mio programma Cool Dance era un mixato settimanale di tre ore, abbastanza diverso da quelli, pur pregevoli, che c&#8217;erano stati negli anni 90, ricordo ad esempio Station One e Radio Italia Network che facevano cose simili, ma il mio era un mood diverso. Il concetto non era solo di mix, ma di ricerca di un certo tipo di suono e il fatto di avere un radio show così lungo mi permetteva di giocare su stili e suoni diversi componendo un viaggio sonoro a 360 gradi e non monocorde come era stato fatto fino allora. È stato un bell&#8217;episodio durato 4 anni che, considerando il tenore qualitativo medio delle radio, è un buon successo. Anche la mia collaborazione con Discoid mi ha dato tante soddisfazioni e riconoscimenti non solo in italia: ascoltare e recensire tanta musica mi ha consentito di avere un bagaglio utile sia per le produzioni che per il djing.</p>
<p>&nbsp;<br />
Attualmente pesco un po&#8217; su internet e mi piace molto Blow Up. Non impazzisco per quelli che parlano anche di clubs, quelli delle classifiche per intenderci, in passato leggevo molto Rockstar (anni 80) ma soprattutto magazine inglesi: Straight No Chaser e Blues Soul per me sono stati delle bibbie soprattutto negli anni 90.</p>
<p><strong>Oggi come vedi la scena musicale italiana e quella clubbing? Che differenze c&#8217;erano tra l&#8217;andare a ballare tra gli anni 80, i 90 e oggi? Ci sono dei nomi di giovani promettenti e dei club che offrono belle serate? Ci potrebbe essere una serata degna ereditiera del Matmos?</strong><br />
<strong>B.B.</strong>: La musica italiana la seguo davvero poco, non saprei dare giudizi attendibili e sull&#8217;andare a ballare solitamente quando esco sono dietro la consolle. Però parlando di Milano la nascita e il successo di alcuni club non grandissimi negli ultimi anni fa ben sperare. Vedo un pubblico giovane abbastanza attento e competente, forse numericamente sono meno di quelli degli anni 80-­90 ma ci sono e si vedono. Clubs come <a href="http://www.tunnel-milano.it/" title="Tunnel" target="_blank">Tunnel</a> e <a href="http://www.dude-club.net/" title="Dude" target="_blank">Dude</a>, ad esempio, meritano un dieci pieno e aggiungerei anche mini-club come <a href="https://www.facebook.com/65mqMLN" title="65mq" target="_blank">65mq</a>. Mentre per i giovani che mi piacciono ce sono tanti e non vorrei dimenticarne qualcuno, comunque sono un bel po&#8217;.</p>
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		<title>MBG @ Kinki</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Feb 2015 09:30:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dj set di pura house music registrato al Kinki nel 1994]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dj set di pura house music registrato al Kinki nel 1994</p>
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		<title>Lele Sacchi: playlist 1995 &#8211; 2015</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2015 15:41:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I 20 pezzoni preferiti del periodo 1995-2015 selezionati dal buon ex resident dj e direttore artistico dei Magazzini Generali. Se glieli richiedete oggi sicuramente potrebbero essere altri, intanto godetevi questi e venite a fare un salto al Circolo Mangolia per la serata di Notte Italiana con Lele e Ralf. &#160;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>I 20 pezzoni preferiti del periodo 1995-2015 selezionati dal buon <a href="http://www.notteitaliana.eu/persone/lele-sacchi/" title="Lele Sacchi" target="_blank">ex resident dj e direttore artistico dei Magazzini Generali</a>. Se glieli richiedete oggi sicuramente potrebbero essere altri, intanto godetevi questi e venite a fare un salto al <a href="http://milano.zero.eu/2015/02/07/notte-italiana-dj-ralf-lele-sacchi/" title="Magnolia" target="_blank">Circolo Mangolia per la serata di Notte Italiana con Lele e Ralf</a>.</p>
<p>&nbsp;<br />
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		<title>Lele Sacchi</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2015 13:19:10 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Musica]]></category>
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		<description><![CDATA[Il comune denominatore della carriera di Lele Sacchi è la radio. Grazie a lei si è appassionato alla musica e ancora oggi diffonde l&#8217;elettronica nelle sue più diverse forme su Radio2 con il programma In The Mix. In una Milano particolarmente ricettiva, dalla consolle del vecchio Tunnel, Lele ha vissuto il fermento musicale degli anni &#8230; <a href="https://www.notteitaliana.eu/persone/lele-sacchi/">Continued</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il comune denominatore della carriera di Lele Sacchi è la radio. Grazie a lei si è appassionato alla musica e ancora oggi diffonde l&#8217;elettronica nelle sue più diverse forme su Radio2 con il programma <a title="in the mix lele sacchi radio2" href="http://www.radio2.rai.it/dl/portaleRadio/Programmi/Page-db42c81b-5839-4f5b-8fc6-c4db95d5b0e3.html#" target="_blank">In The Mix</a>. In una Milano particolarmente ricettiva, dalla consolle del vecchio Tunnel, Lele ha vissuto il fermento musicale degli anni 90 e ha visto l&#8217;ascesa delle attuali superstar dj della techno e dell&#8217;house ospitandole tutte ai Magazzini Generali, dov&#8217;era resident e direttore artistico. Grazie alla serata Jetlag, con lui in consolle e con una forte squadra di pubbliche relazioni, il locale di via Pietrasanta è diventato importante nella mappa del clubbing internazionale. Amante non solo dell&#8217;elettronica Lele frequentava anche locali rock e hip hop e ci racconta una parte della notte meneghina.<br />
Come direbbe la Vale, la vocalist che introduceva i dj ai Magazza: &#8220;Benvenuti e buonasera, Jetlaag, in consolle questa notte Lele Sacchi deejeeaaa.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come ti sei avvicinato alla musica e successivamente alla consolle?</strong><br />
Ho avuto la fortuna di avere un fratello e una sorella molto più grandi di me. Mia sorella studiava pianoforte e suonava tutti i pomeriggi alcune ore, mio fratello aveva una collezione di dischi rock. Si può dire che abbia allenato le orecchie a suoni interessanti sin da bambino e, appena ho avuto la cognizione di poter scegliere da solo, ho saltato di netto la musica italiana e la musica leggera per puntare dritto alla categoria &#8220;altro&#8221;. Da pre-adolescente, a Pavia, passavo ore in una radio locale dove mio fratello si occupava di sport. La programmazione musicale aveva un taglio decisamente rock e all’epoca (anni 80) significava sia i classiconi del decennio precedente che la new wave e il post-punk del momento. Ovviamente c’era un’enorme parete piena di vinili, i piatti, il mixer, le collezioni di riviste musicali da sfogliare. Ci passavo interi pomeriggi. Il paradosso era che nonostante la programmazione improntata al nuovo e lontana dai canoni più commerciali la radio era di proprietà della curia e si trovava in un locale accessibile dall’abside di una chiesa! È stata davvero un’esperienza &#8220;religiosa&#8221; che a dieci o undici anni lascia una traccia indelebile.</p>
<p><strong>Che generi suonavi e dove suonavi all&#8217;inizio? Oltre a essere appassionato di musica ti piaceva anche andare a ballare? Cosa pensavi e come vivevi le discoteche da adolescente?</strong><br />
Come dicevo prima le prime esperienze &#8220;pubbliche&#8221; con la musica non sono state da dj in discoteca ma in radio (attorno ai 16 anni mi diedero finalmente uno spazio di un’ora a settimana!) e con alcuni articoli sulla rivista Rumore i cui uffici di allora si trovavano proprio a Pavia la città dove sono nato e cresciuto. All’epoca (più di vent’anni fa) era profondamente diverso da oggi e anche in provincia esistevano i negozi di dischi (nel mio caso il mitico Maximum Records) specializzati solo negli import di wave/alternative inglesi e americani.</p>
<div id="attachment_1408" style="width: 810px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/02/1993screamwp.jpg"><img class="size-full wp-image-1408" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/02/1993screamwp.jpg" alt="Lele Sacchi (con la maglietta rossa di Screamadelica) &amp; friends a Pavia nel 1993" width="800" height="507" /></a><p class="wp-caption-text">Lele Sacchi (con la maglietta rossa di Screamadelica) &amp; friends a Pavia nel 1993</p></div>
<p>In più abitavo a soli 25 minuti di treno da Milano, le bigiate con i compagni (fortunatamente tutti patiti di musiche &#8220;altre&#8221;) ci portavano immancabilmente da Supporti Fonografici, Merak, Zabriskie Point, Psycho&#8230; . Ti parlo di 1991/92/93, prima di fare il dj quando ascoltavo musiche alternative che andavano dall’hardcore-punk (mia prima passione) all’alternative-rock, dall’indie inglese all’elettronica dei primi ’90 stile Orb, Orbital, R&amp;S, Warp, Aphex Twin eccetera, fino al fenomenale hip hop di quegli anni, il migliore di sempre.</p>
<p>Come da manuale del buon alternativo all’epoca del liceo non consideravo le &#8220;discoteche&#8221; un luogo interessante per la musica, magari ci si faceva un giro il sabato per dare un occhio alle ragazze ed aspettare di ballare quegli unici due/tre brani che sentivamo più &#8220;nostri&#8221;. La figata vera di quel periodo era andare a vedere concerti o a serate elettroniche più underground come quelle che facevano in Conchetta/Cox 18. I centri sociali e i locali alternativi da live tipo lo Zimba o il City Square o il Rolling li sentivo molto più miei sia per le proposte musicali che per l&#8217;apertura a tutti i tipi di persone e stili rispetto alle discoteche. Inoltre c’era il fenomeno del primissimo rap italiano (le &#8220;posse&#8221;) e della nuova musica italiana, un momento di fermento assoluto. Le &#8220;disco&#8221; invece, tranne eccezioni sicuramente importanti, ma pur sempre casi rari, erano ancorate ad uno stile ereditato dagli anni 80 fatto di specchi, camicie bianche e scarpe eleganti. Magari mettevano buona musica house, però culturalmente rimanevano sul livello dei film di Vanzina o, nei casi più &#8220;trasgressivi&#8221;, su quelli di Tinto Brass. Se non eri un fighetto ti sentivi completamente fuori luogo.</p>
<p>Nel 1993 sono andato per la prima volta in Inghilterra con l’obiettivo di visitare finalmente luoghi, locali e festival per me mitologici e conosciuti attraverso le pagine delle riviste musicali (tutte le settimane all&#8217;edicola della stazione si aspettava l’arrivo di NME e Melody Maker). Arrivato a Londra leggo di Andrew Weatherall in consolle al Drum Club, serata fondata dagli omonimi produttori techno. Per me Weatherall era un’icona soprattutto per il lavoro di produttore con le band, per la sua parte di lavoro su &#8220;Screamadelica&#8221; dei Primal Scream. Mi aspettavo un mix fra indie ed elettronica, ma all’epoca lui era già nella fase Sabres of Paradise e quindi spinse una session di techno e progressive molto underground, molto dritta e anche abbastanza scura. Fu un’illuminazione che ha cambiato la percezione di come pensavo la musica. Alla fine della nottata camminai chilometri per tornare al bed &amp; brakfast dove dormivo pensando che quello era ciò che avrei voluto fare nella vita. Il dj.</p>
<p>Non ho mai smesso di ascoltare ed amare un ampio spettro di musiche, ma da quel momento era chiaro che ‘mettere i dischi’ sarebbe stata la mia forma di espressione.</p>
<blockquote><p>I centri sociali e i locali alternativi da live tipo lo Zimba o il City Square o il Rolling li sentivo molto più miei sia per le proposte musicali che per l&#8217;apertura a tutti i tipi di persone e stili rispetto alle discoteche.</p></blockquote>
<p>Nel 1994/95 tutto ha iniziato a prendere forma e nell’ottobre del 1995 ho avuto la mia prima residenza (al neonato Tunnel) e le mie prime serate pagate. In quel periodo la &#8220;novità&#8221; era il breakbeat, il nu-funk e il drum’n’bass. Tutti i suoni dal ritmo spezzato. Suonavo le produzioni della Ninja Tune, Mo’ Wax, Talkin’ Loud, Wall Of Sound ecc&#8230;.. I primissimi Chemical Brothers (ancora addirittura Dust Brothers!) e ovviamente il drum’n’bass, dalla Moving Shadow alla Metalheadz, dalla V recordings alla Ram ecc&#8230;.. Sembrava un suono sbarcato all’improvviso da una nave aliena.<br />
Poi nel 97/98 lasciando totalmente il d’n’b mi son spostato verso l&#8217;house più deep, un ritorno visto che amavo già l’elettronica con cassa in quattro già da prima (etichette come Nuphonic, Glasgow Underground, Guidance, Classic, Prescription, Large, Solid, Filter&#8230;) e su quella più elettronica e tech dell’epoca (labels come Ovum, Circulation, 2020Vision, Playhouse, Pagan, certi UR, Planet E&#8230;). Da quel momento in poi sono state variazioni sul tema!</p>
<p><strong>Quali sono state le prime persone che ti hanno accompagnato nel tuo percorso artistico?</strong></p>
<div id="attachment_1433" style="width: 280px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/02/boogie-drama-dancing.png"><img class="size-thumbnail wp-image-1433" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/02/boogie-drama-dancing-270x270.png" alt="Centrino del vinile &quot;Dancing in the Darkness&quot; di Boogie Drama, 2006 - Was Not Was" width="270" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Centrino del vinile &#8220;Dancing in the Darkness&#8221; di Boogie Drama (Lele Sacchi &amp; Sandiego, 2006 &#8211; Was Not Was</p></div>
<p>Ce ne sono tante: i primi passi nel music business li devo a Claudio Sorge di Rumore che mi ha dato la libertà di esprimere qualsiasi cazzata da dicianovenne sparassi, Alessandro Cavalla del Tunnel mi ha dato la prima possibilità di essere resident in un locale (ed è stato il migliore locale dell’epoca), Painè Cuadrelli con cui ho condiviso i primissimi anni in consolle e mi ha insegnato tanto della tecnica da dj. Successivamente Coccoluto mi ha fatto capire gli aspetti del clubbing più legato alle discoteche, Rocco Pandiani mi ha preso a lavorare alla Right Tempo introducendomi così al mondo della discografia, Giancarlo Soresina mi ha portato ai Magazzini Generali di allora. Poi il compare Sandiego per la condivisione delle produzioni musicali come Boogie Drama per anni e poi tutta la strada successiva insieme. Sono arrivato solo al 2000 e ce ne sarebbero sicuramente ancora altri&#8230;.</p>
<p>Pensando ai giorni più recenti ovviamente la crew di <a title="elita" href="http://www.elita.it/" target="_blank">Elita</a> per tutto il lavoro fatto insieme.</p>
<p><strong>Quest&#8217;estate partirai con un tour per festeggiare i tuoi 20 anni di carriera, proviamo a ripercorrerli dietro e davanti la consolle. Il Tunnel è stato il primo locale che ti ha visto come dj resident, raccontaci com&#8217;era il club (anche architettonicamente). Raccontaci qualche aneddoto legato ad alcune serate del Tunnel, ad esempio la serata meglio riuscita e inaspettata e quella peggiore&#8230;</strong><br />
Esteticamente era solo leggermente differente da quello attuale: il bancone bar era dal lato opposto ed ovviamente non aveva tutte quelle migliorie tecniche che abbiamo visto negli ultimi anni, ma inevitabilmente la struttura &#8220;a tunnel&#8221; non è modificabile e quindi molto simile. Ciò che era radicalmente differente era il periodo storico. Il Tunnel è nato nel 1995 e fino al 2000 ha rappresentato in pieno tutto ciò che di buono c’era negli anni 90: la creatività ruspante e un po’ naif, l’eclettismo culturale, i tentativi di trasformare in lavoro &#8220;vero&#8221; quelle passioni che sembravano antitetiche al mondo &#8220;reale&#8221; e mainstream. Gran parte della musica, grafica, video, visuals e stile estetico (tattoo e piercing per esempio) che oggi ci circondano e diamo per scontati sono figlie di espressioni artistiche che hanno fatto il balzo fuori dalle cantine in quel decennio.</p>
<p><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/02/tesseretunnel.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1409" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/02/tesseretunnel-352x470.jpg" alt="tesseretunnel" width="352" height="470" /></a></p>
<p>Il Tunnel degli inizi costava pochissimo, per i primi due anni bastava avere la tessera annuale per entrare, era aperto sei giorni su sette e spessissimo (il primo anno non chiuse mai) era stracolmo anche in giornate come il martedì o il mercoledì. La fusione fra l’anima live e quella della dirompente &#8220;dj/club culture&#8221; dell’epoca era unica ed esemplare. Il primo anno ero resident di venerdì e suonavo prima, in mezzo e dopo i due show dal vivo. Mi capitava di mettere breakbeat, drum’n’bass o cose simili mentre una parte di pubblico era lì per vedere Vinicio Capossela o gli Skunk Anansie. Funzionava alla grande.</p>
<p>Provo nostalgia per la spontaneità &#8220;naif&#8221; con cui mi approcciavo al mondo della notte. A vent’anni andavo a Londra, suonavo il campanello dell’ufficio della Ninja Tune, entravo, rollavo e proponevo una residenza a Milano con i loro artisti a cifre irrisorie.</p>
<p>Incredibilmente accettavano! Poi tornavo a Milano, ci facevamo un culo esagerato di promozione, ma fino alla mezzanotte/una della serata non eravamo certi di quanta gente sarebbe arrivata. Non avevamo uno storico, non esistevano i social network, la musica era nuova, i nomi anche. Io e Painè ci rintanavamo in quel microbackstage che esiste ancora e a mezzanotte e mezza mettevamo fuori la testa e quasi sempre il locale era miracolosamente murato!</p>
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<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/lele-sacchi/attachment/tunnelninja1996/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/02/tunnelninja1996-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Flyer serata Ninja Tune al Tunnel 1997" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/lele-sacchi/attachment/tunnel1997/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/02/tunnel1997-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Programmazione dei giovedì del Tunnel del 1997" /></a>
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<strong>Com&#8217;era la città di Milano a metà degli anni 90? Quali erano gli altri locali? Che musica si poteva sentire in giro?</strong><br />
Sono stati anni molto coinvolgenti: nel giro di pochi mesi nel 1995 avevano aperto il Tunnel, i Magazzini Generali, il Gasoline più alcuni che sono durati poco come il Binario Zero e il Cargo. Tutti con una nuova identità, tipica di quegli anni, ovvero di non essere né il locale rock con solo live né la disco anni 80, ma contenitori nuovi, ibridi, dove dominavano le nuove musiche e le nuove tendenze. Al contempo continuavano ad andare fortissimo quelli che già esistevano da anni: il Plastic era sempre il Plastic con la sua storia e la sua stravaganza che amiamo, il Rolling Stone, il City Square (poi diventato Propaganda e ora Lime Light) e lo Zimba (ex Prego e Odissea 2001 in Forze Armate) erano i posti per i live indie/rock/reggae/hip-hop (e anche dj set del genere). Il Soul 2 Soul in via Castelfidardo aveva un’atmosfera che ti faceva sentire a casa con il meglio della musica black, ci si andava spessissimo. C&#8217;era il Bataclan in Moscova dove si ballava funk. Il Factory a San Siro fece un paio di stagioni ottime. Poi è arrivato il The Base (l&#8217;attuale Amnesia), un fenomeno per la house, ma era già il finire del decennio.</p>
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<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/lele-sacchi/attachment/citysquare/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/02/citysquare-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="City Square in via Castelbarco poi diventato Propaganda, C-Side e oggi Lime Light" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/lele-sacchi/attachment/soul2soul/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/02/soul2soul-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="L&#039;ingresso del Soul 2 Soul in via Castelfidardo" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/lele-sacchi/attachment/bordello/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/02/bordello-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="La scritta del privé House of Bordello del Plastic in viale Umbria" /></a>
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Questi erano i principali locali veri e propri, ma un gran parte delle cose più innovative (e anche divertenti) succedevano nei centri sociali e negli spazi alternativi: Pergola Tribe aveva un sound system incredibile ed ha portato in città dj-set unici (ricordo la prima volta di Dj Hype come fosse ieri), Cox 18 con tutta la sua storia legata anche all’elettronica cyber e alla musica live, ma anche luoghi più ‘vetusti’ come il Leoncavallo (già in via Watteau) o il Garibaldi erano vivissimi con concerti, djset, mostre, serate&#8230;.</p>
<p>Dal lato opposto c’erano invece le ‘disco’ tradizionali tipo Hollywood, Shocking, Lizard che magari durante la settimana cercavano di proporre anche una serata musicalmente interessante, ma non si schiodavano dalle abitudini di prezzi alti, ‘noscarpedatennis’, fighettismo dilagante e becero.</p>
<p>Questo per quanto riguarda i luoghi, ma la creatività si respirava dal numero di artisti che giravano e si incontravano tutte le sere: i Casino Royale erano nel loro momento magico fra qualità e successo, erano motivo di orgoglio per tutti noi e coniugavano benissimo tutte le tendenze musicali del momento, i rapper e il movimento hip hop era fresco e in subbuglio (Kaos, Bassi, Enzo, Chief, Gruff, Neffa&#8230;), i La Crus, gli Afterhours, il giro Vox Pop, Ghittoni e compagnia, la Right Tempo e il giro acid jazz.</p>
<p>Poi ovviamente tutti i dj house: Bruno Bolla, Leo Mas, Colombo, JackmasterPez, Stefano Fontana, Massimino più quelli non house, da un lato Nicola Guiducci al Plastic dall’altro Painè, Dj Em, Rush, Indy, Lele Prox, Vito War poi Tommaso Toma e Carlo Villa per l’indie.</p>
<p>Non dimentichiamoci dell’importanza che all’epoca aveva ancora l’industria discografica e Milano ne era la capitale. Non c’erano solo le major: era vivissimo il mondo delle distribuzioni indipendenti, tutte in via Mecenate e dintorni (Dig-It, Flying, Discomagic, Venus, Self, White&amp;Black, Levelone, Family Affair), dove entravano ed uscivano migliaia e migliaia di dischi da tutto il mondo ogni settimana e dove nascevano le produzioni indipendenti italiane. Se passavi da Mecenate il giorno degli arrivi dei dischi import trovavi in un colpo solo tutti i dj e produttori italiani.</p>
<div id="attachment_1412" style="width: 950px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/02/discoid1999.jpg"><img class="size-large wp-image-1412" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/02/discoid1999-1024x768.jpg" alt="La rubrica Nu-Perspective di Lele Sacchi su numero del 1999 di Discoid, storico magazine musicale per dj e appassionati " width="940" height="705" /></a><p class="wp-caption-text">La rubrica Nu-Perspective di Lele Sacchi su numero del 1999 di Discoid, storico magazine musicale per dj e appassionati</p></div>
<p><strong>Successivamente sei approdato ai Magazzini Generali, come ci sei arrivato? Ci sono stati altri locali prima? Anche qui raccontaci com&#8217;era il club e che linea musicale seguiva? Come nasce la one night Jetlag? A cosa è dovuto secondo te il successo di questa serata?</strong><br />
Ai Magazzini sono arrivato nel 2000, dopo le residenze al Tunnel e dopo il Gasoline. Nel 1998/99 ho iniziato una nuova serata deep-house al Gasoline di via Bonnet che si chiamava I Love America ed era basata sull’idea di creare un vero e proprio club come quelli che frequentavo a Londra, dove la musica era underground e la serata era frequentata non solo da appassionati di dj culture ma da persone con tanti interessi. Tant’è che l’abbiamo messa insieme io, Luca Merli che è un fotografo e regista e Annamaria Negri che era una makeup artist. All’inizio aveva una residenza Coccoluto poi inserimmo anche altri artisti. Fu un successo immediato. Una ventata fresca che rappresentava bene una nuova generazione di creativi di tutti i tipi, dai nuovi giovani della moda (penso al giro di persone che era vicino ad Antonioli) a tutti i musicisti che passavano da Milano, i grafici, i fotografi e tantissimi semplici fancazzisti.</p>
<div id="attachment_1416" style="width: 950px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.notteitaliana.eu/persone/lele-sacchi/attachment/iloveamerica1999/" rel="attachment wp-att-1416"><img class="size-large wp-image-1416" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/02/iloveamerica1999-1024x676.jpg" alt="Flyer I Love America @ Gasoline 1999" width="940" height="620" /></a><p class="wp-caption-text">Flyer I Love America @ Gasoline 1999</p></div>
<p>A quel punto hanno iniziato a chiamarmi per fare dj set alle sfilate, come ospite in radio, in televisione, come modello per marchi di vestiti. Avevo pubblicato la mia prima compilation, curavo la distribuzione di etichette discografiche in White&amp;Black e avevo anche iniziato a produrre musica.</p>
<p>Diciamo che non ero più &#8220;underground&#8221; come prima e così è arrivata la telefonata<br />
di Giancarlo Soresina e Lele Tessarolo dei Magazzini Generali per chiedermi se volevo diventare dj e consulente del locale che stava diventando IL club di Milano.</p>
<div id="attachment_1417" style="width: 950px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/02/jetlagopening2000.jpg"><img class="size-large wp-image-1417" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/02/jetlagopening2000-1024x482.jpg" alt="Flyer di ottobre 2000 di Jetlag " width="940" height="442" /></a><p class="wp-caption-text">Flyer di ottobre 2000 di Jetlag</p></div>
<p>La serata Jetlag esisteva già, ma non aveva un’identità musicale ed era percepita solo come appuntamento gay. Quando sono arrivato abbiamo preso la decisione di farlo diventare un punto di riferimento della club music migliore, programmando anche una lista di ospiti ben calibrata fra nomi di richiamo e nuovi giovani talenti. Inoltre si era formato un gruppo di pr fenomenale, quasi tutti dal mondo della moda ‘vero’, quello di chi lavora davvero in quel campo. Erano ancora tutti ragazzi con un entusiasmo e una vitalità strabordante. Alle pubbliche relazioni c’era Marcelo Burlon, che ha avuto un ruolo fondamentale, e tanti altri: ricordo Vale, Andrew, Andreas, Maurino, all’inizio il gruppo Billy, poi la Raffaella. Parlo del primissimo periodo del Jetlag, poi ovviamente la famiglia si è estesa.</p>

<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/lele-sacchi/attachment/jetlagtiefscharzmarcelo/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/02/jetlagtiefscharzmarcelo-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Jetlag @ Magazzini Generali - Marcelo Burlon, Ali Tiefschwarz , Lele Sacchi,  Jean" /></a>
<a class="thumbnail img-thumbnail" rel="gallery" href='https://www.notteitaliana.eu/persone/lele-sacchi/attachment/jetmarcelolayo/'><img width="270" height="270" src="http://www.notteitaliana.eu/content/uploads/2015/02/jetmarcelolayo-270x270.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Jetlag @ Magazzini Generali - Layo &amp; Bushwacka, Marcelo Burlon" /></a>

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